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Cause e conseguenze di vari nazionalismi

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Published: Mon, 5 Dec 2016

Cause e conseguenze di vari nazionalismi

6.1 COMMENTO DI GRUPPO INIZIALE:

Da questa ricerca ci aspettavamo di comprendere e di conoscere le cause e le conseguenze di vari nazionalismi e di molte guerre del XX secolo.

Il nostro tema “Altri esempi di conflitti nazionalistici del XX secolo” ci ha permesso di capire quanto la storia abbia influenzato e determinato come si vive ai giorni nostri. Ad esempio, se Hitler avesse vinto la seconda guerra mondiale, probabilmente oggi tutti gli ebrei sarebbero stati sterminati e magari tutta l’Europa sarebbe sotto il predominio del regime totalitario della Germania, senza una democrazia[1].

Abbiamo potuto capire perché le persone hanno questa forma di patriottismo che sfocia poi in razzismo, provocando disagi o in alcuni casi gravi, addirittura guerre.

Siccome l’argomento non è dei più facili, abbiamo dovuto impegnarci molto per fare un buon lavoro, perché, per capire le regioni che hanno causato queste guerre, c’è voluto molto impegno e buona volontà.

Abbiamo deciso già all’inizio come avremmo suddiviso il nostro lavoro: abbiamo fatto tutte insieme la ricerca generale e poi ognuna di noi ha sviluppato un determinato nazionalismo individualmente.

(Nazionalismo palestinese, vietnamita e ruandese)

Quest’argomento non ci ha inizialmente entusiasmate, ma abbiamo cercato comunque in ogni modo di interessarci per svolgere un buon lavoro.

Purtroppo, quando un determinato argomento non suscita molto interesse, è anche più difficile svolgerlo, ma siamo state certe fin da subito che, essendo qualcosa di importante, nel corso di questi mesi, capendo anche più a fondo le varie cause e l’importanza di questi conflitti, ci saremmo incuriosite e la voglia di sapere avrebbe vinto sul “poco interesse”.

Siccome noi tre siamo ottime amiche e andiamo d’accordo una con l’altra, non abbiamo avuto problemi a lavorare insieme, senza trovare grosse difficoltà nel metterci d’accordo.

Lo possiamo considerare un vantaggio, perché grazie a quest’amicizia, quando abbiamo dovuto trovarci fuori dall’orario scolastico, per terminare e sistemare il lavoro, non abbiamo avuto problemi.

6.2 INTRODUZIONE AL NAZIONALISMO:

Definizione di nazionalismo:

Il nazionalismo è un’ideologia che sostiene la forza dell’economia e della cultura di una nazione e del suo popolo.

Per raggiungere questi obiettivi, appoggia la manifestazione di sentimenti patriottici; questi ultimi, sono caratterizzati dall’accentramento del potere, della burocrazia[2] e da un diffuso sentimento di fedeltà e di appartenenza.

Infatti, simile al nazionalismo è il patriottismo, tant’é che spesso sono utilizzati come sinonimi.

In ogni caso entrambi possono indurre sentimenti negativi verso patrie e/o nazioni altrui a tal punto da causare guerre.

Origini del nazionalismo:

Il nazionalismo nasce alla fine dell’epoca medievale ( XIV – XV sec) in rapporto con la disintegrazione dell’impero e il successo degli stati nazionali, anche l’allargamento dei mercati favorì la diffusione dell’idea di nazione.

Il termine “nazionalismo” divenne di uso comune solo negli ultimi decenni dell’800.

Si manifestò inizialmente durante la Rivoluzione Francese e in seguito nei paesi occupati dalle truppe napoleoniche.

Il fatto che la diffusione del nazionalismo è collegata sia allo sviluppo industriale di un paese, che all’alfabetizzazione delle masse popolari, è accettato da quasi tutti gli storici.

Affinché il nazionalismo si affermasse, era necessaria l’eliminazione dell’Impero (inteso come Stato plurinazionale). In questo senso, tutte le principali guerre del XIX secolo, per terminare con la Grande Guerra, contribuiscono alla creazione di Stati nazionali.

Per nazione s’intende un popolo che da molto tempo condivide un territorio e ha in comune la lingua, le tradizioni, i costumi, la cultura, la religione. Un popolo i cui membri sono consapevoli di quest’unione e abbiano quindi un sentimento fondamentale di gruppo.

Nella storia ci sono stati principalmente quattro tipi nazionalismi:

Nazionalismo Integrativo (1815-1871) coinvolse i processi unificativi di stati come Italia e Germania;

Nazionalismo Smembrante (1871-1890) con lo sgretolamento degli imperi ad esempio quello Austroungarico e quello Ottomano

Nazionalismo Aggressivo (1900-1945) causa scatenante delle due guerre mondiali.

Nazionalismo Contemporaneo (dal 1945 in poi) che si caratterizza per uno sforzo per l’espansione economica e dei due principali attori della guerra fredda (USA e URSS), e per la decolonizzazione in Asia, Africa e del Medio Oriente.

6.3.1 NAZIONALISMO BALCANICO:

I Balcani, dal 1990 a oggi, hanno sempre avuto un posto di primo piano in ogni conflitto, a causa soprattutto dei loro problemi etnici.

Il più importante è il nazionalismo nelle diverse repubbliche a cavallo degli anni Ottanta e novanta; infatti, è stata questa regione ad avviare le due guerre mondiali e a creare grandi distruzioni e disordini al mondo intero.

Questi nazionalismi hanno segnato e segnano le vicende balcaniche a cavallo tra il XX e il XXI secolo.

Alla base di tutto, c’é una sbagliata unificazione di alcuni stati, che non possono assolutamente convivere per le forti differenze etniche.

Queste forti differenze ebbero inizio prevalentemente nel 1990, quando alcuni Paesi si trovarono a combattere quella crisi interna, che imperversa ancora oggi, con risultati disastrosi come ad esempio la guerra in Kosovo (~1995-2000).

Crisi nei Balcani

In quest’area convivono popolazioni di diverse etnie e religioni (cattolici, ortodossi e mussulmani).

Nel 1929 ha origine l’unificazione degli stati che poi sarà chiamata Jugoslavia.

La seconda guerra mondiale è un momento particolarmente importante per queste regioni: nel 1941, infatti, la Germania sottomette la Jugoslavia e attacca l’Unione Sovietica.

L’Europa non ha avuto nelle vicende un ruolo preciso e non ha affrontato la drammatica crisi sociale e politica dei Balcani quando stava emergendo.

Questi problemi hanno origini remote e hanno a che vedere con l’impero turco e quindi con la disgregazione dell’Impero Austro-Ungarico.

Sarà il Maresciallo Tito a organizzare la più importante resistenza europea contro il nazi-fascismo.

Tale resistenza avrà come esito la liberazione e la costituzione della Federazione Jugoslava, formata da sei repubbliche e due provincie autonome.

La morte di Tito, avvenuta nel 1980, costituirà l’inizio delle difficoltà a causa dell’accentuarsi dei nazionalismi; difficoltà che diverranno più marcate a partire dal 1991, a seguito dell’ascesa al potere di Slobodan Miloševic1[3].

Il nazionalismo vince, accentuando i rancori antioccidentali, soprattutto frustrazione, perché il “dopo Milosevic” ha portato disoccupati, corruzione, carovita.

L’apice del nazionalismo è raggiunto il 24 settembre 1986, quando il quotidiano belgradese pubblica un documento noto come “Memorandum”, dove si descrive un progetto di completa eliminazione etnica degli albanesi dal Kosovo.

La frantumazione dell’ex Yugoslavia, nel 1991, ha generato nei nuovi Stati indipendenti violenza e scontri che hanno segnato il periodo tra il 1991 e il 1995.

I paesi che fanno parte dei Balcani[4]

Slovenia 20.273 km² superficie / 2.040.788 abitanti (2009)

Croazia 56.542 km² superficie / 4.494.749 abitanti (2006)

Bosnia-Erzegovina 51.129 km² superficie / 4.498.976 abitanti (2006)

Montenegro 13.812 km² superficie / 598.000 abitanti (2007)

Serbia 8.361 km² superficie / 10.150.265 abitanti (2007)

Albania 28.748 km² superficie / 3,639,453 abitanti (2009)

Macedonia 25.713 km² superficie / 2.022.547 abitanti (2003)

Kosovo 10.887 km² superficie / 2.200.000 abitanti (stima 2006)

Svizzera 41.285 km² superficie / 7.771.600 abitanti (2008) Come termine di paragone.

6.3.2 NAZIONALISMO MOLDAVO

Generalità:

Capitale: Chisinau

Forma di governo: repubblica parlamentare

Superficie: 33.843 km²

Abitanti: 4.267.00 (2004)

Densità: 131 abitanti/km2

Storia:

Dal principato di Moldavia nel Medioevo, alla Repubblica di Moldavia di oggi, c’è stato un lungo e sanguinoso passaggio.

I moldavi discendono dai daci[5], che furono sconfitti dai romani del 100 d.C e in seguito ci fu un millennio di cambiamenti e d’instabilità.

Subì delle invasioni da parte dei paesi confinanti, dai magiari[6], dagli slavi e dai bulgari.

A metà del XIV, quando la Moldavia era sotto il governo di Stefano il Grande[7], le cose andavano più che bene, mentre con la successione del figlio, la Moldavia finì sotto il controllo dell’impero ottomano, fino al 1711, quando i russi fecero la loro prima apparizione, nei successivi decenni si vide la Russia scontrarsi con la Turchia.

L’Austria ottenne la Moldavia del nord nel 1774 e la ribattezzò con il nome di Bucovina, come compenso per il ruolo da pacificatrice nel trattato di pace tra russi e turchi.

La Russia ottenne la parte est della Moldavia e gli assegnò il nome di Bessarabia, mentre il rimanente della Moldavia con la Valacchia (stato indipendente, prima dell’Ungheria), andò alla Romania.

Nel 1878 la Russia stipulò alcuni patti segreti con delle altre potenze per estendere la Bessarabia all’interno del territorio rumeno. Rimase però sotto il (loro) controllo russo fino alla rivoluzione bolscevica del 1917, quando tornò in voga l’idea dell’autodeterminazione.

Dopodiché la Bessarabia si dichiarò una repubblica autonoma, ma appena si accorse degli interessi territoriali dell’Ucraina sui suoi confini non difesi, decise di ricongiungersi alla Romania.

Questa riunificazione però non fu riconosciuta né perdonata da parte dell’Unione Sovietica e, nel 1924, un gruppo di contadini formò la Repubblica Autonoma Socialista Sovietica della Moldavia, che in seguito diventò la repubblica della Transnistria[8].

Nel 1939, a Mosca, fu firmato il patto Molotov-Ribbentrop[9], che riconsegnò la Bessarabia rumena all’URSS e ribattezzò l’intera area Repubblica Socialista Sovietica della Moldavia.

L’area fu nuovamente occupata dalle forze rumene tra il 1941 e il 1944.

Nel 1944 i rumeni furono obbligati a indebolire la loro presa sull’area della Bessarabia e i sovietici si ripresero il controllo.

A metà degli anni Ottanta, con la caduta del comunismo russo, grazie alla politica inaugurata da Garbaciov, il nazionalista Fronte Popolare Moldavo ebbe la possibilità di far valere le proprie ragioni sull’indipendenza.

Seguirono anni di riforme e di ottimismo, dove, nel 1988, a Chisinau, si ebbe la prima dimostrazione con la quale i moldavi chiedevano come lingua ufficiale il moldavo e non più il russo.

Nel 1990 fu introdotta la bandiera moldava e infine, il 24 agosto del 1991, la Moldavia dichiarò la sua piena indipendenza e il suo primo presidente eletto democraticamente fu il comunista Mircea Snegur.

6.3.3 NAZIONALISMO TURCO

Genocidio armeno:

Il popolo armeno fu sterminato, durante il primo conflitto mondiale, dai “giovani turchi[10]”, che volevano creare una nazione “moderna” e “pura”. Si trattò a tutti gli effetti del primo genocidio del XX secolo.

L’espressione genocidio armeno, detto anche olocausto degli armeni o Massacro degli armeni, si riferisce a due eventi diversi ma legati fra loro: il primo riguarda la campagna contro gli armeni, condotta dal sultano ottomano Abdul-Hamid II negli anni 1894-1896; il secondo è collegato alla deportazione ed eliminazione degli armeni negli anni 1915-1916.

Il termine genocidio è associato soprattutto al secondo episodio, che viene commemorato dagli armeni il 24 aprile.

Nel 1915 alcuni battaglioni armeni dell’esercito russo cominciarono a reclutare fra le loro fila armeni che in precedenza avevano militato nell’esercito ottomano. Intanto l’esercito francese finanziava e armava a sua volta gli armeni, incitandoli alla rivolta contro il potere repubblicano che stava nascendo.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l’Elite armena di Costantinopoli. L’operazione proseguì il giorno dopo e quelli seguenti.

In un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati per strada.

Arresti e deportazioni furono compiuti in gran parte dai Giovani Turchi.

Nelle “marce della morte”, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono di fame, malattia o sfinimento; altre centinaia di migliaia furono massacrate dalla milizia curda e dall’esercito turco.

Gli armeni, abitanti fin dal VII secolo a.C., in una regione fra il Caucaso e la Mesopotamia, subirono la dominazione prima araba e poi ottomana; erano considerati dai turchi responsabili di gravi colpe: professavano la religione cristiana (mentre i turchi erano prevalentemente musulmani), parlavano una lingua diversa ed “eseguivano” le tradizioni di una propria cultura millenaria. Soprattutto impedivano con la loro presenza il ricongiungimento di Istanbul con i popoli turcofoni dell’Asia centrale.

Parlare di questo genocidio è stato per decenni quasi proibito. Il potere dei regimi turchi è stato appoggiato dai “contorsionismi” dei governi europei che volevano nascondere o comunque minimizzare l’accaduto.

Armeni nel mondo (oggi):

Gli armeni sono attualmente diffusi in diverse nazioni in tutto il mondo. Alcuni dati:

“Curiosità”

Sono stati scritti più libri su ciò che è avvenuto, come: “Nazionalismo turco e genocidio armeno” di Akçam Taner, “Il genocidio degli armeni” di Flores Marcello, “Storia del genocidio armeno” di Dadrian Vahakn N., “Il massacro degli armeni” di Lewy Guenter e tanti altri.

È grazie anche a questi scritti che si è potuto finalmente sapere che cos’è accaduto, che forza può avere il voler sentirsi uniti con una stessa religione, una stessa lingua, una tradizione…e a cosa può portare un eccessivo “bisogno” di tutto ciò.

Sono stati fatti anche dei film come:

“La masseria delle allodole”, di Paolo e Vittorio Taviani

“Ararat”, di Atom Egoyan

“Mayrig”, di Henri Verneuil

“Ravished Armenia”, di Oscar Apfel

6.4.1 Posizione geografica e storia del territorio:

La Palestina è una regione storica del Medio Oriente compresa tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano. I confini territoriali non sono mai stati precisi né hanno mai racchiuso un solo popolo.

Attualmente il suo territorio è diviso tra lo Stato di Israele, i territori palestinesi, ed in parte tra Giordania, Libano e Siria.

Il territorio “giallino”, è l’attuale Israele, mentre quello “arancione” al suo interno (Cisgiordania e la striscia di Gaza) è dove attualmente risiedono i palestinesi.

Sul confine EST di Israele scorre il fiume Giordano; questo fiume è molto probabilmente la cause della guerra israelo-palestinese.

Il Giordano, che nasce sul confine libano-siriano sul monte Hermon, attraversa Libano, Siria, Giordania, Israele e Palestina, e dopo un lungo percorso sfocia nel Mar Morto.

Questa zona del Medio Oriente fu chiamata in tanti modi: prima terra di Canaan, poi terra d’Israele, infine, in età greco-romana, Palestina (terra dei Filistei[11]). Essa può essere considerata come l’estremità sud-occidentale della «mezzaluna fertile[12]»..

In epoca biblica i Filistei si scontrarono con gli israeliti per un lungo periodo, subirono importanti sconfitte e furono infine sottomessi da re David (X secolo a.C.) e forse definitivamente sterminati, scomparvero quindi anche come nazione.

Il conflitto israelo-palestinese:

Il conflitto israelo-palestinese, nasce dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando l’ONU nel 1947, vuole dare ai sopravvissuti ebrei uno Stato. Così decide di farli vivere nella stessa terra dove gli ebrei vivevano già duemila anni fa, l’unico problema è che in quella terra viveva già una popolazione araba, i palestinesi.

L’ONU decide così di dividere la Palestina in due stati, uno arabo, e uno ebraico. La popolazione ebraica, che era in netta minoranza, ricevette la parte più grossa del territorio e questo non andava bene agli arabi, questo fece ribellare i palestinesi e così cominciò la guerra.

Con la scusante della difesa personale Israele, isola sempre più i palestinesi rinchiudendoli nella Striscia di Gaza, dove nel 2003 è stato fatto costruire anche un muro. In pratica i palestinesi sono chiusi in un ghetto come gli israeliani nella seconda guerra mondiale.

Israele bombarda quotidianamente la Striscia di Gaza, dove i civili non hanno scampo, perché gli israeliani chiudono tutte le vie di fuga.

I palestinesi rispondono occasionalmente con il lancio di razzi verso Israele. I palestinesi sono svantaggiati, perché il loro arsenale militare non è minimamente paragonabile a quello israeliano.

Israele ha concesso tre ore di tregua al giorno, per far entrare gli aiuti umanitari nella Striscia, anche se a volte gli israeliani non fermano i bombardamenti.

Le cause principali del conflitto israelo-palestinese:

1) Acqua:

In Medio Oriente, come in tutte le zone aride, il problema dell’acqua è soprattutto politico.

Molti dei conflitti incentrati sulle risorse, come l’acqua, vengono mascherati, perché chi controlla il potere preferisce far passare le guerre per l’acqua o per le materie prime come petrolio e oro, come conflitti etnici, tribali, religiosi o contro il terrorismo.

Il conflitto israelo-palestinese è uno scontro basato proprio sul possesso delle risorse naturali, terra e acqua.

Israele riceve due terzi della sua acqua dai territori che ha invaso,cioè le alture del Golan e la Cisgiordania. Prende l’acqua dal fiume Giordano e la deposita nel Mare di Galilea. Quest’acqua viene poi distribuita alle città, alle fattorie e alle industrie israeliane.

Le colonie israeliane insediate in questi territori occupati sono state posizionate in modo da controllare le sorgenti d’acqua. Per questo motivo, sono imposte pesanti limitazioni alla popolazione palestinese riguardo l’utilizzo del”acqua.

Le restrizioni sono state decise con ordinanze militari che hanno proibito ai palestinesi di costruire o possedere un impianto idrico senza un permesso dell’autorità militare israeliana.

Sono state inoltre fissate delle quote di prelievo.

2) Il territorio:

L’inizio dei veri problemi è segnato della fine della seconda guerra mondiale, poiché il flusso migratorio degli ebrei sfuggiti all’olocausto diventa insostenibile per i palestinesi.

Nel 1964 nasce così l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, il cui obiettivo era la liberazione della Palestina attraverso la lotta armata.

Il piano di spartizione dell’ONU:

pPiano di spartizione dell’ONU del 1947, Descrizione: il territorio arancione è la Palestina, quello blu è Israele

http://www.tranchida.it/luoghi/Palestina_a.jpg

Alla fine del 1947, il nuovo piano di spartizione dell’ONU, prevedeva l’assegnazione agli Ebrei del 56% dell’intero territorio.

Il che, come già detto in precedenza non andava bene agli arabi, così scoppiò questa “guerra infinita”.

Tra il 1947 e il 2000 ci furono quattro guerre nella guerra, ad esempio quella dal 1948 al 1955 o la Guerra dei sei giorni.

Questa guerra scoppiò nel 1967 i combattenti erano, Israele contro Siria, Egitto e Giordania, anche altri paesi mediorientali si allearono con gli arabi, ma Israele vinse e occupò le terre palestinesi. La conclusione della guerra influenza tutt’oggi la condizione geopolitica del territorio

Nella prima immagine si vede com’era il territorio alla fine della seconda guerra mondiale, nella seconda invece si vede la proposta del 1947 dell’ONU, ma dato che non è stata accettata,

nella terza immagine si vede come era la situazione nel 1949, ed infine nell’ultima immagine possiamo vedere la proposta fatta nel 2000.

Il muro sulla Striscia di Gaza:

Il muro è stato costruito tra il 2002 e il 2003, il suo scopo è impedire fisicamente ogni intrusione di terroristi palestinesi nel territorio Israeliano.

Lungo questo muro si possono trovare degli ostacoli, ad esempio, profondi fossati per fermare i veicoli, recinzioni elettrificate di avvertimento e veicoli armati. È lungo circa 450 chilometri.

Questo muro permette a Israele di preservare la sua autorità e di controllare i movimenti dei palestinesi. Attualmente nella Striscia di Gaza vivono 1.2 milioni di abitanti. Israele controlla il 20% del territorio.

3) L’indipendenza

Siccome i palestinesi non hanno una vera e propria nazione “ufficiale”, i territori in cui vivono sono governati perlopiù da Israele, di conseguenza la popolazione palestinese deve sottostare a tutte le restrizioni che Israele gli impone. Questo conflitto serve ai palestinesi per ottenere l’indipendenza.

Palestina e Israele oggi:

I palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro terre abitate da secoli e a vivere nella miseria e nella fame, mentre gli israeliani vivono nel costante terrore di attentati e di autobombe.

Questa situazione rappresenta inoltre una sconfitta dell’ONU, perché non è riuscita a portare pace e stabilità in queste terre. Il governo israeliano ha vietato il matrimonio misto, tra palestinesi e israeliani con una legge.

La guerra tra palestinesi e israeliani continua tutt’oggi.

Siamo ormai abituati a sentire tutti i giorni di bombardamenti, atti terroristici, morti, autobombe e di carri armati contro civili. Per questa terra sono già morte centinaia di migliaia di persone e continuano a morirne tutt’oggi.

6.4.2 Il Vietnam:

Stato dell’Asia sud-orientale. Confina: a nord con la Cina, a ovest con il Laos e la Cambogia, a est e a sud si affaccia sul Mar Cinese Meridionale.

La capitale del Vietnam è Hanoi, dove vivono circa 3 milioni di abitanti.

Superficie: 330.363 kmq

Popolazione: poco meno di 80 milioni di abitanti

Circa i 3/4 della superficie sono costituiti da montagne e foreste, il resto da ampie e fertili pianure

Le origini della guerra:

Il paese, in seguito alla convenzione di Ginevra del 1954, viene suddiviso in due, lungo il 17esimo parallelo.

  • il Vietnam del Nord, con capitale Hanoi, riconosciuto come repubblica comunista guidata da Ho Chi Minh e sotto il controllo sovietico
  • il Vietnam del Sud, con capitale Saigon, sotto controllo statunitense, guidato da Ngo Dinh Diem

La convenzione di Ginevra decise che nel giugno del 1956 si sarebbero dovute programmare delle elezioni democratiche per la riunificazione del paese. Queste ultime non si tennero mai. Infatti gli Stati Uniti spinsero e appoggiarono il governo sud vietnamita per evitare che si tenessero elezioni democratiche, che, con molta probabilità, avrebbe sancito una vittoria dei comunisti e quindi una vittoria dell’Unione Sovietica, acerrimo nemico degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda e alleato del Vietnam del Nord.

Questo comportamento scatenò una rivolta popolare guidata dal FLN[13] (i Viet Cong) contro il governo Sudvietnamita, colpevole di essere appoggiato dagli Stati Uniti e di bloccare il processo di indipendenza e riunificazione del paese. In Vietnam, questo conflitto è conosciuto come Guerra Statunitense.

I protagonisti della guerra:

Schieramento filosovietico/comunista:

I Viet Cong: gruppo di resistenza Sudvietnamita al governo filo americano ed al governo Sudvietnamita; i suoi obiettivi erano quelli dell’indipendenza del Vietnam del Sud dalla dittatura del regime filo americano.

Il governo e l’esercito Nord vietnamita: d’influenza comunista e alleato dell’Unione Sovietica e della Repubblica Popolare Cinese, appoggiarono i Viet Cong con l’invio di rifornimenti e di soldati nel sud del Vietnam.

Unione Sovietica e Repubblica Popolare Cinese: alleate del governo Nordcoreano durante la guerra vietnamita, ma non intervennero direttamente.

Altri alleati: Corea del Nord

Schieramento filo americano:

Il governo e l’esercito Sudvietnamita: dittatura del regime filoamericano, si adoperò per evitare l’organizzazione di elezioni che unificassero il paese.

Gli Stati Uniti: in guerra contro i comunisti, interpretarono il Sud-est Asiatico come un altro campo di battaglia della Guerra Fredda.

Appoggiarono il governo Sudvietnamita e combatterono per evitare il diffondersi del comunismo nell’area.

Altri alleati: Australia, Nuova Zelanda, Thailandia, Corea del Sud, Laos. Ebbero un ruolo marginale nella guerra.

Scontro militare:

Il coinvolgimento degli USA nella guerra fu graduale: vennero dapprima inviati, nel 1950, consiglieri e personale militare. Negli anni ’60 i presidenti allora in carica (Eisenhower, Kennedy,Johnson e Nixon), incrementarono la presenza militare nella zona, nonostante i timori dello scoppio di una grande guerra in Asia.

Non fu mai presentata una formale dichiarazione di guerra, ma vi fu un progressivo aumento dei militari americani e delle operazioni segrete condotte dall’esercito sud vietnamita con l’appoggio dell’esercito americano. Kennedy ordinò all’Aviazione USA di iniziare a bombardare il Vietnam del Nord già nel 1962, usando insegne sud vietnamite, per mascherare il coinvolgimento statunitense.

La guerra assunse dimensioni notevoli, fino a coinvolgere i paesi confinanti: Cambogia e Laos.

L’esercito americano poteva vantare un esercito potente e all’avanguardia, che si è però trovato in grande difficoltà combattendo contro un esercito di “contadini”.

La giungla, il clima e la bravura dei Viet Cong nel nascondersi e nel tendere trappole causarono molte perdite all’esercito statunitense, che rimase comunque impegnato “marginalmente” nello scontro durante la presidenza Kennedy. Dopo il suo assassinio entrò in carica Lyndon Johnson il quale era molto più combattivo del suo predecessore e aumentò gradualmente l’impegno dell’esercito americano, fino a giungere, il 18 agosto 1965, alla prima grossa battaglia di terra della guerra denominata Operazione Starlite e, nel 1968, al picco dello scontro durante la campagna militare chiamata Offensiva del Tét, lanciata dai Nord vietnamiti.

Opposizione alla guerra:

L’opposizione alla guerra su piccola scala iniziò nel 1964, nei campus delle Università. Migliaia di giovani statunitensi scelsero la fuga in Canada o in Svezia, piuttosto che rischiare la coscrizione. Allo scopo di guadagnarsi l’esenzione o il rinvio, molti ragazzi ottennero un rinvio studentesco per essere sicuri di evitare l’arruolamento. Alcuni si sposarono,altri trovarono dei dottori accondiscendenti che sostenevano le basi mediche per un esenzione. Altri ancora si unirono alla Guardia Nazionale o entrarono nei Corpi della Pace, come sistema per evitare il Vietnam.

La popolazione statunitense si polarizzò attorno alla guerra. Molti sostenitori (della guerra) ritenevano corretta quella che era conosciuta come la “Teoria del domino”, la quale sosteneva che se il Vietnam del Sud cedeva alla guerriglia comunista, altre nazioni, principalmente nel Sud-est Asiatico, sarebbero cadute in rapida successione, come pezzi del domino appunto. I militari critici verso la guerra puntualizzarono che il conflitto era politico e che la missione militare mancava di obiettivi chiari. I critici civili argomentarono che il governo del Vietnam del Sud mancava di legittimazione politica, o che il supporto alla guerra era immorale.

Il crescente movimento pacifista allarmò molti all’interno del governo statunitense. Le massicce perdite americane, la mancanza di una vittoria decisiva e una efficace propaganda disfattista da parte di contestatori politicizzati crearono anche un grande disgusto dell’opinione pubblica americana nei confronti dell’interventismo armato per contenere l’imperialismo sovietico.

La fine della guerra:

Il 15 gennaio 1973 Nixon annunciò la sospensione dell’azione offensiva nel Vietnam del Nord, che venne fatta seguire da un ritiro unilaterale delle truppe statunitensi dal Vietnam. Anche se qualche piccolo aiuto economico degli Stati Uniti al Vietnam del Sud continuò ad arrivare, la maggior parte venne incamerato da elementi corrotti del governo sud vietnamita, e poco venne effettivamente impiegato per lo sforzo bellico.

Allo stesso tempo gli aiuti al Vietnam del Nord da parte di URSS e Cina iniziarono ad aumentare, in quanto, con l’abbandono degli americani, le due nazioni non vedevano più la guerra come importante per le loro relazioni con gli USA.

L’equilibrio del potere pendeva decisamente dalla parte del Nord. All’inizio del 1975 il Nord invase il Sud e consolidò rapidamente il suo controllo sulla nazione. Saigon venne catturata il 30 aprile 1975. L’episodio è detto “Liberazione di Sài Gòn” (espressione usata in Vietnam e nei paesi comunisti) o “Caduta di Sài Gòn” (espressione usata in Occidente). Il Vietnam del Sud fu annesso al Vietnam del Nord il 2 luglio 1976, per formare la Repubblica Socialista del Vietnam. Saigon venne ribattezzata Città Ho Chi Minh, in onore dell’ex Presidente nord vietnamita. Centinaia di sostenitori del governo sud vietnamita vennero arrestati e giustiziati, molti imprigionati. Il governo comunista resiste tutt’oggi.

Curiosita’:

La guerra fu più ampia di un “semplice” conflitto regionale, perché coinvolse anche le nazioni confinanti (Cambogia e del Laos).

Oggi viene descritta da tutti come la Guerra del Vietnam, all’epoca veniva indicata come il conflitto del Vietnam, così che, non essendo stata dichiarata, la facevano sembrare di minore entità.

Sono più di un centinaio i film e i libri sulla Guerra del Vietnam come:

Film:

“We Were Soldiers – Fino all’ultimo uomo, di Randall Wallace

“Nato il quattro luglio (Born on the Fourth of July)”, di Oliver Stone

“Good Morning, Vietnam”, di Barry Levinson

Libri:

Oriana Fallaci, “Niente e così sia”, Milano, Rizzoli

Tiziano Terzani, “Pelle di leopardo”, Milano, Longanesi & C.

Dang Thuy Tram, “Questa notte ho sognato la pace”, Milano, Mondadori

Guerra in cifre:

Periodo: 1962-1975

Luogo: Vietnam del Sud, Cambogia e Laos

Esito: Vittoria nord vietnamita

Modifiche territoriali: Riunificazione del Vietnam da parte del Vietnam del Nord

Perdite: Vietnam del Sud 220’000, Stati Uniti 59’000, Vietnam del Nord e Viet Cong 1’100’000, Unione Sovietica e Cina 1’500 morti circa. Vittime civili circa 4’400’000 tra vietnamiti, cambogiani e laotiani.

6.4.3 Posizione geografica:

Il Ruanda (in francese Rwanda) è uno Stato dell’Africa Orientale. con 26.338 km² di superficie, poco più della metà dei 41.181 km² della Svizzera.

Nel 2009 il numero di abitanti è di circa 10 milioni.

La sua capitale é Kigali.

Esso confina a ovest con la Repubblica Democratica del Congo, a nord con l’Uganda, a est con la Tanzania e a sud con il Burundi.

Il Ruanda non ha sbo


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