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INTRODUZIONE

In un clima di crescente competizione a livello mondiale, in Italia, come in molti altri paesi europei, si è assistito all'ingresso massiccio di imprese nei mercati internazionali.

Non hanno fatto eccezione a questo processo le piccole e medie imprese che, per la loro sopravvivenza, hanno dovuto ricercare nuove opportunità competitive nei mercati internazionali e con la loro entrata in quest'ultimi hanno portato uno sviluppo sociale del Paese ed una forte crescita dell'economia nazionale.

Questa scelta implica delle elevate potenzialità di insuccesso in quanto per entrare in nuovi mercati è necessario che l'impresa operi delle trasformazioni tra le quali la variazione della struttura organizzativa, tecnica e dell'assetto finanziario ed una diversa dislocazione delle risorse umane.

Il presente lavoro di tesi intende affrontare i processi di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, gli strumenti istituzionali che sono a disposizione di tale tipologia di impresa in favore del loro sviluppo e la valutazione degli effetti degli incentivi pubblici per l'internazionalizzazione.

Il primo capitolo analizza i concetti di "internazionalizzazione" e di "Piccola e Media Impresa (PMI)" ed in che modo questi concetti si intrecciano nell'attuale panorama nazionale ed internazionale. Inoltre vengono definite le motivazioni che spingono le PMI ad internazionalizzarsi e di conseguenza gli effetti degli IDE (Investimenti Diretti Esteri) sui paesi di origine e di destinazione.

Successivamente.

Nel secondo capitolo si affrontano, nella prima parte, i servizi reali e gli strumenti pubblici nazionali per l'internazionalizzazione e i relativi enti che li offrono; in seguito viene approfondito il concetto di investimento istituzionale e vengono studiate le forme di internazionalizzazione, in particolare alcune forme innovative di accordi (venture capital e private equity) che consentono alle piccole e medie imprese di adottare forme ottimali di presenza nei mercati stranieri.

Nel terzo capitolo viene approfondita la posizione della finanziaria FINEST s.p.A nel panorama italiano degli investitori istituzionali in quanto negli ultimi decenni ha promosso vari programmi con l'obiettivo di agevolare, senza alterare le regole del mercato e del libero scambio, lo sviluppo internazionale delle imprese in uno scenario di collaborazione che comprende anche i paesi più deboli.

Nel quarto ed ultimo capitolo vengono analizzate le politiche pubbliche, e le misure a queste collegate, utilizzando un'approccio teorico-sperimentale per analizzare le metodologie applicate e il ritorno economico-sociale della valutazione delle politiche cofinanziate da FINEST s.p.A..

Nel dettaglio verranno analizzati statisticamente i dati raccolti per trovare una correlazione tra la crescita e lo sviluppo delle imprese e i finanziamenti che quest'ultime hanno ricevuto dalla finanziaria FINEST s.p.A.

CAPITOLO PRIMO

1 ASPETTI PRINCIPALI DELLE PMI E DELL'INTERNAZIONALIZZAZIONE

1.1 IL CONCETTO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE

Con il termine "internazionalizzazione" si intende il processo di espansione dell'impresa al di fuori del proprio mercato nazionale. Tale processo ha subito negli anni un'evoluzione al punto che oggi non si fa più riferimento solo allo svolgimento all'estero dell'attività produttiva, ma, più in generale, ci ad una omogeneizzazione di regolamentazioni e di comportamenti a livello internazionale, di modalità e metodologie operative uniformi, nonché di omogeneità nelle caratteristiche dei prodotti finiti immessi sul mercato. (Usai G. e Velo D., 1990).

Oggi, l'internazionalizzazione assume la configurazione di un normale processo evolutivo delle imprese, divenuto quasi obbligatorio, che necessita di impegni e risorse sempre maggiori sia a livello qualitativo che quantitativo. L'ambiente in cui operano le imprese è soggetto ad un continuo cambiamento ambientale a cui fa seguito quello dell'organizzazione sia del sistema produttivo della struttura che delle modalità competitive1.

La capacità delle imprese di cogliere nuove opportunità e di affrontare le numerose minacce provenienti dal mercato internazionale è fondamentale per poter acquisire e poi difendere una posizione competitiva e sostenibile nel tempo e di conseguenza si ricorre all'internazionalizzazione, la quale non è più una scelta ma diviene una necessità per far fronte ad una concorrenza che ha allargato i propri confini geografici ad un livello europeo e spesso mondiale.

1 Nel mercato globale vince chi ottiene il maggiore consenso e per averlo bisogna ingaggiare una sostenuta battaglia concorrenziale a livello mondiale. Le imprese per mantenere il loro primato dovranno obbligatoriamente essere competitive; il che significa disporre di competitività nella sua completa accezione, avere i prodotti ineccepibili dal punto di vista qualitativo, d'affidabilità, di marketing, di buon servizio, nonché di prezzo giusto; solamente con questi elementi si potrà competere e quindi vincere la non facile sfida che lo scenario ipotizza (Foglio A, 2004).

La scelta di ampliare i propri orizzonti in ambito internazionale è per l'impresa una decisione complessa in quanto comporta un processo di trasformazione aziendale riguardante sia la struttura organizzativa che la quella finanziaria ed impone alla azienda una nuova gestione delle risorse umane e un differente posizionamento sul mercato. Tutto ciò rappresenta un rischio per le grandi, e per lo più, piccole e medie imprese (PMI), in quanto tutte le operazioni per attuare il processo di internazionalizzazione non sono prevedibili o perfettamente conosciute (Silvestrelli S., 2005, Pellicelli G., 2000). Tuttavia la possibilità di successo per l'azienda è proprio collegata a questi rischi.

Nel passato, l'internazionalizzazione era una via presa quasi esclusivamente dalle grandi imprese dei paesi industrializzati in quanto erano le uniche ad avere i mezzi necessari per superare le barriere e conquistare una presenza diretta sui mercati esteri ma con il tempo di comunicazione e di trasporto sono divenuti più competitivi, i mercati si sono uniformati, sono scomparsi i confini tra i paesi e cosî numerose imprese di varie dimensioni e settori d'attività si sono affacciate sul mercato mondiale, anche se le PMI sono quelle che hanno maggiori limiti manageriali, finanziari, informativi e di esperienza. Per questo motivo, recentemente, le piccole aziende fanno ricorso al finanziamento istituzionale in quanto ricevono non solo un sostegno economico ma anche un apporto di conoscenze e know how in termini di capacità imprenditoriale, di competenze aziendali per riuscire a creare o capire meglio la propria posizione.

1.2 L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PMI

1.2.1 PREMESSA

La globalizzazione offre elevati opportunità di sbocco sui mercati stranieri ai prodotti e servizi italiani a più alto valore aggiunto ma molte volte logora la concorrenza internazionale e mette a rischio alcune nostre imprese. L'opinione pubblica ha posto particolare enfasi, relativamente all'impatto della progressiva integrazione mondiale dei mercati sulle PMI italiane, sulla crescente aggressività della concorrenza delle economie di recente industrializzazione (in particolare la Cina). Questi paesi, generando delle performance commerciali invidiabili, vengono visti come una minaccia alla stabilità della produttività italiana a causa del diffuso modello di specializzazione che privilegia i settori "tradizionali" o "a tecnologia matura".

Ma la competizione internazionale con i paesi di nuova industrializzazione non costituisce solo un pericolo per molte aziende: infatti, se da un lato è evidente che la globalizzazione pone i mercati in contatto sempre più stretto, accorciando le distanze fisiche e culturali e quindi esasperando la concorrenza internazionale e conseguentemente mette a rischio alcune nostre imprese, dall'altro lato essa offre numerose opportunità di sbocco su nuovi mercati ai prodotti e servizi italiani, purché questi abbiano un valore aggiunto che gli permetta di distinguersi nel panorama della vasta offerta internazionale.

La globalizzazione ha ridotto notevolmente le distanze tecnologiche e conoscitive permettendo alle imprese un più facile e rapido accesso alle informazioni ed alle conoscenze necessarie per accrescere la propria competitività; però le aziende devono essere le più rapide ad acquisire questi strategici know how se vogliono trasformarli in vantaggi competitivi. Solo se le imprese italiane prenderanno coscienza dell'importanza di quanto sopra, potranno effettuare l'indispensabile salto di qualità, aggiungendo valore ai propri prodotti e posizionandosi nei segmenti più alti dei mercati internazionali, e non dovranno pertanto ridursi a competere con produttori che seguono esclusivamente politiche di penetrazione dei mercati incentrate sulla competitività di prezzo: ciò è possibile solo se le aziende sapranno rendere i propri prodotti unici e altamente competitivi traendo forza da una inimitabile combinazione di design, stile, qualità.

Nel contesto economico della globalizzazione, un fattore di rilevante importanza è la capacità delle imprese di attrarre investimenti esteri. Per favorire l'afflusso di tali investimenti occorre disporre di un ambiente favorevole sia dal punto di vista economico-sociale che strutturale; ossia è necessario offrire una adeguata "infrastruttura immateriale" con un sistema in grado di coinvolgere tra loro una moltitudine di soggetti, dalle Università ai vari istituti di ricerca scientifica e industriale, al sistema della formazione scolastica e professionale, al sistema delle imprese. La competitività delle imprese nei mercati mondiali è frutto dalla capacità delle stesse di elaborare una strategia di sviluppo in grado di far fronte ai rapidi cambiamenti che i prodotti e i servizi subiscono sui mercati internazionali a causa della rapida contrazione del ciclo di vita dei prodotti (particolarmente evidente nei settori high-tech) e della maggiore concorrenza che le imprese si trovano a fronteggiare nei rispettivi settori di attività. Dunque la globalizzazione impone un continuo e consistente sforzo di aggiornamento e miglioramento della propria offerta non solo per i settori ad elevata tecnologia ma soprattutto per i settori "maturi" dove l'unica soluzione per competere è trovare strategie di marketing efficaci.

Tra quest'ultime la migliore è la scelta di differenziare il prodotto di largo consumo, aggiungendo valore aggiunto, che diventa premiante sui mercati internazionali. In questo contesto, la conoscenza costituisce un fattore di importanza cruciale per la competitività, e va considerata fonte di vantaggio competitivo; inoltre è necessario dare inizio a un meccanismo di continuo stimolo alla ricerca di soluzioni tecnologicamente avanzate, e ad alto contenuto di conoscenza.

In questo contesto, le PMI hanno maggiore difficoltà a tenere il passo in quanto difficilmente riescono ad accedere alle informazioni strategicamente rilevanti, a causa degli enormi esborsi necessari per risultare flessibili alle esigenze del mercato.

1.2.2 I FATTORI CRITICI DEL SISTEMA PRODUTTIVO ITALIANO

Un primo forte limite alla competitività del sistema produttivo italiano è l'insufficiente interazione tra ricerca scientifica e ricerca industriale. La estraneità di molte istituzioni di ricerca ai problemi pratici affrontati dal tessuto produttivo, crea un distacco tra ricerca di base e ricerca orientata al mercato. Viene cosî meno il collegamento necessario ad orientare l'attività tecnico-scientifica verso la individuazione di soluzioni tecnologiche.

Le imprese italiane inoltre presentano una situazione di scarsa flessibilità, intesa come capacità di adeguamento alle esigenze e di superamento delle crisi di mercato alla quale fanno fronte, molto spesso, ricorrendo all'outsourcing e al lavoro terzista. Questo approccio organizzativo e produttivo concorre però a mantenere piccola la dimensione delle imprese italiane, e a generare una loro congenita difficoltà ad inserirsi nei mercati internazionali. Come dimostrato da recenti ricerche, proprio la particolare struttura del sistema produttivo italiano, fortemente basato su imprese di dimensione ridotta, sia all'origine del ritardo tecnologico dell'Italia.

In mancanza di un'offerta nazionale, la richiesta di soluzioni tecniche viene soddisfatta in misura crescente dai mercati esteri. Il veloce ammodernamento tecnologico di molti settori della meccanica strumentale e tradizionali di consumo, dove l'Italia continua a detenere evidenti vantaggi competitivi, ha infatti evidenziato una forte propensione ad importare prodotti finiti e componenti. Il massiccio ricorso alle importazioni non ha riguardato soltanto macchinari, strumentazioni e materiali, ma anche sistemi informatici e di comunicazione. Ciò porta ad accrescere sempre più la dipendenza della nostra economia da altri paesi, ritardando cosî i processi di accumulazione e diffusione delle conoscenze, processi indispensabili alla crescita della produttività, frenando la competitività internazionale delle nostre imprese.

Dai dati relativi agli scambi con l'estero di prodotti ad alta tecnologia (a questo riguardo si possono citare i dati forniti dall'UIC e riferiti al 2000 sulla bilancia dei pagamenti tecnologici) viene confermata la posizione deficitaria del nostro paese.

La quota di esportazioni di prodotti ad alta tecnologia sul totale, che nella media dei paesi UE è stata del 19,3% nel 2000, per l'Italia ha raggiunto appena il 7,9% mostrando inoltre una crescita assai più lenta che nel resto dell'area.

I dati sulla scarsa specializzazione dell'Italia nei prodotti ad alta tecnologia inducono a una certa preoccupazione anche relativamente ad un altro punto rilevante per la proiezione internazionale del nostro paese: l'attrazione degli IDE (investimenti diretti esteri) dall'estero. Infatti, come si legge pure dall'ultimo World Investment Report dell'UNCTAD, occorre considerare che tra le determinanti delle scelte di localizzazione degli investimenti da parte delle imprese vi è anche il livello tecnologico del paese ospite.

In proposito si noti che il livello di concentrazione degli IDE è correlato al livello tecnologico settoriale: massimo per l'industria delle biotecnologie, seguito dai semiconduttori, e dagli apparecchi radiotelevisivi. Al polo opposto, l'industria alimentare risulta la meno concentrata (si pensi che nei semiconduttori infatti le imprese multinazionali sono presenti in 31 paesi, mentre nel settore dell'alimentare in 101 paesi). La spiegazione di ciò è che gli investimenti nei settori ad alta tecnologia richiedono che anche nel paese ospite vi siano competenze adeguate in questi settori, non a caso gli IDE in entrata nei PVS rimangono altamente concentrati nelle industrie a più bassa intensità tecnologica. In alcuni settori le imprese tendono quindi a raggrupparsi in relativamente poche località, spesso vicino ad altre imprese locali o ad altre istituzioni, questo è il caso ad esempio del settore delle biotecnologie e della microelettronica.

Il rischio è che il paese che presenti delle carenza in tale offerta resti in una posizione marginale nell'attrazione degli investimenti esteri più innovativi. Questo rischio per l'Italia è ormai incombente.

Dal punto di vista invece dell'internazionalizzazione attiva, come emerge chiaramente dai risultati del secondo rapporto "L'Italia nella competizione tecnologica internazionale" (ricerca curata da Enea, Università di Roma La Sapienza, Cespri e Politecnico di Milano), la scarsa presenza all'estero di imprese italiane dell'alta tecnologia dimostra la loro relativa debolezza nell'ottenere posizioni di rilievo nel mercato mondiale, che del resto riflette la strutturale fragilità del comparto causata, da una parte, dal limitato profilo dimensionale delle imprese italiane dell'high tech e, dall'altra, dalla modesta rilevanza di tale comparto nella struttura produttiva italiana. D'altro canto, le attività di internazionalizzazione produttiva sono pure ostacolate dall'esistenza di elevate barriere all'entrata che caratterizzano tali mercati fortemente oligopolistici.

è evidente, quindi, la necessità di adottare una politica industriale e di ottimizzazione dei mezzi finanziari. Ma alle esigenze del sistema produttivo si può rispondere anche con altri interventi, mirati e diffusi sul territorio, diretti in particolare a:

  • potenziare l'accesso al capitale delle PMI attraverso agevolazioni fiscali e creditizie;
  • sostenere la creazione di joint-ventures tra PMI e favorire la mobilità dell'offerta qualificata di lavoro in modo da creare un trasferimento di know how e competenze tecnico-scientifiche;
  • adottare politiche di attrazione degli investimenti esteri in settori di attività a più elevato valore aggiunto, in modo da innescare effetti positivi sul contesto produttivo ed economico del paese;
  • migliorare la formazione universitaria rendendola più corrispondente alle attuali esigenze di flessibilità ed aggiornamento delle PMI;
  • rimuovere gli eccessivi ostacoli giuridici, normativi e burocratici agevolando anche la registrazione di nuovi marchi e brevetti;

Potrebbe inoltre risultare efficace concentrare le risorse su alcuni grandi progetti, in particolare privilegiando i piani ad altissimo contenuto tecnologico che si collocano nel più ampio contesto europeo. Partecipando a tali iniziative, nell'ambito di "reti transnazionali", le imprese italiane potrebbero avere maggiori opportunità di inserirsi nei processi innovativi che caratterizzano le produzioni più sofisticate (si pensi alle telecomunicazioni, all'industria aerospaziale e satellitare, ma anche all'utilizzo di fonti di energia ecocompatibile). Vista la natura di tali attività, che richiedono elevate risorse finanziarie ed un importante impegno in termini finanziari, organizzativi e tecnologici, divengono elemento critico di successo le sinergie che scaturiscono da queste "reti transnazionali".

1.3 GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI (IDE)

Gli investimenti diretti esteri consistono nella partecipazione di un impresa al capitale di rischio di una impresa estera e rappresentano la modalità più impegnativa, in termini finanziari e manageriali, per l'espansione internazionale.

Esistono varie soluzioni di investimento diretto estero ottenibili attraverso la combinazione di tre fondamentali scelte:

  • la presenza o meno di un partner;
  • la natura e il valore strategico delle attività svolte dall'impresa estera (logistiche, di produzione, di assemblaggio, di assistenza tecnica, di marketing, di amministrazione, di ricerca e sviluppo, ecc...);
  • la modalità di insediamento prescelta (avvio di una nuova attività o acquisizione di una preesistente).

Le motivazioni che spingono l'impresa ad intervenire direttamente nella gestione delle attività estere sono:

  • la necessità di presidiare da "insider" il mercato di sbocco per meglio adattare il proprio prodotto alle esigenze della clientela locale e assicurare un più elevato livello qualitativo del servizio;
  • la possibilità di accedere a fattori della produzione e a know-how specialistico a costi competitivi;
  • la necessità di superare barriere che ostacolino la penetrazione delle proprie esportazioni nel mercato estero;
  • la fruizione di vantaggi fiscali;
  • garantire una migliore reputazione di immagine dell'azienda con l'esercizio di un più stretto controllo sulle attività "market-making" (pubblicità, promozione, marketing, distribuzione, assistenza tecnica).

1.3.1 GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI ORIZZONTALI E VERTICALI

Una fondamentale distinzione parlando di investimenti diretti esteri deve essere effettuata tra investimenti orizzontali e verticali.

Gli investimenti diretti esteri orizzontali sono mirati all'acquisizione di quote di mercato in paesi stranieri valutando la convenienza tra aprire una nuova filiale all'estero o procedere con le esportazioni.

Operando la scelta di apertura di una nuova filiale all'estero l'investimento comporta maggiori costi fissi (nuovo impianto produttivo) ma minori costi di commercio internazionale (assenza di spese di trasporto).

Costi fissi e costi di commercio internazionale, analizzati congiuntamente alla quota di mercato che l'impresa è in grado di acquisire (e quindi in funzione delle dimensioni del mercato) e congiuntamente all'elasticità della domanda, determinano la convenienza o meno ad aprire una filiale.

I profitti delle imprese saranno tanto maggiori quanto più elevata la quota di mercato e la dimensione complessiva del mercato (dunque quanto maggiori saranno le vendite) e quanto più rigida la domanda al prezzo del bene prodotto dall'impresa, e dunque quanto più bassa l'elasticità.

Nel caso in cui molte aziende diventassero multinazionali potrebbe divenire sconveniente seguire la stessa strada in quanto l'incremento di quota di mercato e di ricavo non compensa più l'aumento dei costi fissi.

Tali investimenti sono determinati pertanto dal trade-off tra i costi di trasporto che caratterizzano le esportazioni e i maggiori costi fissi di impianto che invece deve sostener un'impresa che voglia investire.

Gli investimenti diretti esteri verticali sono mirati alla riduzione dei costi di produzione valutando la convenienza alla frammentazione dell'impresa con trasferimento di parte di essa all'estero.

Operare la scelta di apertura di una nuova filiale all'estero non comporta particolari costi fissi aggiuntivi. Aumentano però le variabili in gioco in quanto, per valutare la convenienza, vanno considerati i costi di trasporto dalla casa madre alla filiale ed i costi di trasporto per il rientro del prodotto in casa madre.

La convenienza è legata al costo variabile della manodopera e ai costi variabili di trasporto. Pertanto per la nostra impresa sarà indifferente essere o meno multinazionale se i costi di trasporto annullano i vantaggi legati al minor costo della manodopera.

Tali investimenti sono determinati pertanto dal trade-off tra i costi di trasporto e i minori costi di produzione all'estero.

Le distinzioni di cui sopra sono di tipo teorico, nella pratica è difficile classificare gli IDE in una divisione cosî rigida. Infatti quando una impresa esportatrice decide di localizzare all'estero parte della produzione destinata ai mercati esteri (IDE orizzontali) è probabile che vi sia anche una componente verticale legata al fatto che le attività della sede centrale restano nel paese d'origine.

E' di fondamentale importanza analizzare quali caratteristiche debbano avere sia il paese di origine che il paese di destinazione per determinare gli investimenti diretti esteri, sia nel caso di investimenti orizzontali che di investimenti verticali.

Una prima incidenza è legata al reddito dei due paesi nonché alla differenza tra essi. Altri fattori secondari che incidono sono la lingua comune o un confine comune.

Importante è analizzare i costi commerciali e l'esistenza di barriere commerciali tra i due paesi: infatti la produzione delle controllate tende ad aumentare, rispetto alle esportazioni, con il crescere dei costi di trasporto e di altre barriere commerciali; i costi di trasporto e i dazi doganali hanno effetti positivi sulla quota delle vendite estere totali rappresentate dalle maggiori vendite delle aziende controllate.

Anche le differenziali fiscali tra i paesi determinano l'attrazione degli IDE. Chiaramente bassi livelli di tassazione incoraggiano l'afflusso di investimenti. E' necessario tuttavia un approfondimento in quanto è necessario analizzare anche gli eventuali costi di trasferimento dei profitti tra giurisdizioni fiscali diverse.

1.3.2 EFFETTI DELLE MULTINAZIONALI NEL PAESE DI DESTINAZIONE

Dopo l'analisi di cui sopra appare interessante chiarire come la scelta delle imprese di rivolgersi all'estero influiscano sull'economia nazionale. Molti paesi spendono molto denaro in incentivi e campagne di promozione per attrarre gli IDE, altri invece sono restii a permettere che una quota importante dell'economia nazionale sia occupata da capitali stranieri, tanto da imporre persino delle limitazioni a livello legislativo discriminanti tra capitali nazionali e capitali esteri.

Appare chiaro che la presenza di un alto tasso disoccupazionale spinga i governi ad incentivare l'ingresso di capitali stranieri. Tali capitali possono creare delle sinergie a livello di economia globale del paese ospitante. Appare complicato mostrare con modelli empirici il legame tra la presenza di multinazionali e crescita economica del paese di destinazione tuttavia appare evidente come la crescita del livello di reddito nazionale sia legata alla capacità delle imprese nazionali di interagire con le multinazionali. Altro aspetto positivo legato alla presenza di multinazionali appare essere la possibilità di apprendere nuove tecnologie. Anche in questo caso però il grado di apprendimento è legato ad un altro fattore ossia al grado di istruzione presente nel paese di destinazione.

Si pone tuttavia il problema di definire se sia la presenza di multinazionali a determinare la crescita economica in un paese o se più semplicemente siano le multinazionali a scegliere di inserirsi in mercati già in crescita. Per rispondere a questa domanda è necessario studiare dati disaggregati a livello d'impresa.

1.3.3 EFFETTI DELLE MULTINAZIONALI NEL PAESE DI ORIGINE

Spesso gli investimenti in uscita generano sentimenti piuttosto ambigui e se le acquisizioni internazionali in determinati paesi vengono recepiti con orgoglio alcune perplessità generano le acquisizioni in paesi in via di sviluppo in quanto producono timori in merito alla riduzione della dimensione dell'economia nazionale e sulla perdita di occupazione e di valore aggiunto. Queste sono considerazione superficiali che sono verosimili solo nell'analisi del breve periodo mentre nell'analisi di lungo periodo appaiono maggiori gli effetti positivi.

Nel caso, ad esempio, di investimenti diretti esteri VERTICALI, il fatto di frammentare l'impresa trasferendo parte di essa all'estero è legata alla possibilità di ridurre i costi di produzione e aumentare le proprie quote di mercato. Nel lungo periodo l'effetto sulla multinazionale sarà un effetto di crescita di quest'ultima, anche nel paese di origine, e quindi di crescita dell'economia nazionale; tale effetto appare superiore al primo apparente problema di perdita occupazionale.

Ancora più chiari appaiono i benefici se si ipotizza il caso in cui alla mancata deframmentazione dell'impresa faccia seguito il fallimento della stessa con effetti quindi maggiormente drastici sul mercato occupazionale.

Nel caso di investimenti diretti esteri ORIZZONTALI appare chiaro che, sostituendo le esportazioni con nuovi impianti all'estero, nel caso in cui gli impianti esteri utilizzino in parte input o altri prodotti complementari prodotti dal paese di origine della multinazionale, le attività economiche di quest'ultimo subiranno degli effetti positivi di crescita nel lungo periodo.

Un altro elemento sicuramente positivo è legato alla possibilità da parte della multinazionale di apprendere all'estero nuove tecnologie, tecnologie che verranno poi messe a disposizione nel paese di origine accrescendo la produttività. Questo non vale però se il paese di destinazione è un paese meno sviluppato. In questo caso si potrebbero avere degli effetti negativi legati, al contrario, a una dispersione di tecnologia.

CAPITOLO SECONDO

2 L'INTERNAZIONALIZZAZIONE TRAMITE L'INVESTIMENTO ISTITUZIONALE

In questo capitolo vengono elencati gli enti preposti all'intervento pubblico, per il sostegno dell'internazionalizzazione delle PMI, delineandone le competenze, le procedure, gli strumenti e le modalità d'intervento. Segue una descrizione più dettagliata di che cosa consiste l'investimento istituzionale nel capitale di rischio e di due forme innovative di accordi per l'internazionalizzazione, il venture capital e il private equità, che consentono alle imprese, di limitate dimensioni, di collocarsi sui mercati stranieri con migliori forme competitive.

2.1 LE POLITICHE PER L'INTERNAZIONALIZZAZIONE: GLI ENTI

2.1.1 MINISTERO DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

Il Ministero del Commercio Internazionale è nato all'inizio della legislatura dallo scorporo dell'Area Internazionalizzazione del Ministero delle Attività Produttive (a sua volta divenuto Ministero dello Sviluppo Economico) ad un anno dalla nascita ha completato la propria riorganizzazione, definendo di pari passo le priorità del suo nuovo ruolo.

Nello specifico il Ministero promuove sia le politiche per la competitività internazionale e lo sviluppo economico del sistema produttivo nazionale, che gli interessi del sistema produttivo del Paese presso le istituzioni internazionali e comunitarie di settore in coordinamento con il Dipartimento per le Politiche Comunitarie; inoltre definisce le strategie e gli interventi della politica commerciale e promozionale con l'estero; individua le strategie per il miglioramento della competitività del Paese, al livello internazionale, e per la promozione della trasparenza e dell'efficacia della concorrenza nei settori produttivi, collaborando con le altre amministrazioni all'attuazione di tali orientamenti (si veda decreto legge 18 maggio 2006, n. 181 convertito con legge 17 luglio 2006 n. 233 e decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300).

Tale ruolo porta ad un rafforzamento dei compiti di indirizzo e di coordinamento nazionale della politica economica con l'estero, che trova la prima concretizzazione nel documento di indirizzo contenente le priorità politiche del Ministero e che stabilisce, tra l'altro, che le Linee Direttrici per l'attività promozionale fino ad oggi emanate su base annuale, abbiano un orizzonte temporale triennale, in modo da assicurare maggiore continuità ed incisività alle azioni di sistema sui mercati esteri.

In particolare, le nuove Linee direttrici dell'attività promozionale 2008-2010, recentemente emanate, individuano i seguenti punti:

1. strategie geografiche differenziate per:

  • mercati tradizionali destinatari della quota principale del nostro export;
  • mercati vicini (Mediterraneo e Balcani, con particolare attenzione per la Turchia);
  • grandi economie emergenti (Paesi BRIC);
  • nuovi mercati strategici e ad alto potenziale di sviluppo (Paesi del Golfo, Paesi produttori di materie prime energetiche dell'Area Caucaso/Asia centrale, quali Azerbaijan, Kazakhstan; Sud Africa ecc.);

2. strategie settoriali articolate in:

  • comparti dei settori tradizionali (le cosiddette "quattro a", automazione, abbigliamento, arredamento ed alimentare) per i quali si evidenziano previsioni di crescita più sostenuta;
  • settori focus che presentano notevoli potenzialità di espansione (quali cosmetica, farmaceutico, diagnostica/biomedicale, audiovisivo e cinema, nautica, impiantistica, infrastrutture e logistica);
  • distribuzione e commercializzazione dei prodotti (con particolare attenzione alle diverse forme, quali GDO, franchising, accordi con importatori e traders esteri);
  • contract, ovvero azioni a sostegno dello sviluppo di aggregazioni di filiera made in Italy per il conseguimento di appalti all'estero e lo sviluppo di soluzioni "chiavi in mano" di opere (dalla progettazione, alla realizzazione concreta, alla fornitura di beni e servizi);
  • Inoltre, dai primi mesi del 2007, è stato attivato un ampio filone di sostegno all'internazionalizzazione dell'imprenditoria femminile e alla creazione di network internazionali tra imprenditrici che ha visto l'organizzazione del Primo "Italian Forum for Women Entrepreneurs" dedicato all'area Mediterraneo, Medio oriente e Golfo, a marzo a Milano, al quale hanno partecipato più di 200 imprenditrici italiane e circa 250 imprenditrici di 18 Paesi dell'area;

3. strategie di sistema che mirano a rafforzare i rapporti ed il coordinamento con tutti i soggetti pubblici o che operano nel contesto del sostegno all'internazionalizzazione con il supporto pubblico (es. le "missioni di sistema" nelle quali in futuro ci sarà un maggiore coinvolgimento delle Regioni);

4. strategie operative che mirano a rafforzare il sostegno alle imprese in termini di rispondenza e di adeguatezza alle loro necessità. In questo ambito, oltre agli strumenti operativi esistenti che consentono il cofinanziamento di progetti di partenariato con associazioni di categoria, con regioni, con aggregazione di imprese ecc, si ribadisce l'importanza di dare maggiore sistematicità e qualità al monitoraggio ex-post delle iniziative promozionali, al fine di valutarne l'impatto.

2.1.2 ICE

L'ICE, Istituto nazionale per il Commercio Estero, è l'Ente pubblico che ha il compito di sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l'estero, con particolare attenzione alle esigenze delle PMI, dei loro consorzi e raggruppamenti.

Ad oltre 80 anni dalla nascita dell'allora INE (Istituto Nazionale per l'Esportazione), rinominato ICE (Istituto per il Commercio Estero) nel dopoguerra, le Linee direttrici per l'attività promozionale emanate dal Ministero del Commercio Internazionale per il triennio 2008-2010 fanno pensare a quante trasformazioni sono avvenute nella strategia promozionale e nell'assetto organizzativo dell'Istituto negli ultimi decenni. Basti pensare che ancora alla fine degli anni '60 l'attività dell'Istituto era molto assorbita, oltre che dalle tradizionali partecipazioni a mostre e fiere, dai controlli all'importazione e all'esportazione di prodotti agricoli freschi, affidati per legge all'Istituto fin dalle origini, tramite 29 uffici italiani periferici permanenti e circa 30 uffici stagionali.

Le attuali Linee Direttrici, rafforzate in prospettiva triennale, puntano in particolare su:

  • una rete sempre più articolata di grandi e piccoli uffici all'estero, con un maggiore impiego di personale di ruolo ma soprattutto con ampio ricorso a impiegati e "trade analysts" di madre lingua, con capacità di relazione con le istituzioni pubbliche e private locali;
  • campagne nazionali straordinarie nei mercati emergenti, a integrazione delle grandi missioni governative (India e Brasile nel 2007) e a relative iniziative di follow up delle missioni medesime;
  • un più netto orientamento a fornire servizi di assistenza e consulenza personalizzata alle imprese di ogni dimensione, che in quantità crescente vanno cercando una propria strategia di internazionalizzazione non solo commerciale, ma inclusiva di accordi distributivi e logistici outsourcing di prodotti e componenti, off-shoring con insediamenti produttivi, ecc.;
  • un "Tavolo strategico" Ministero-Regioni mirato a coordinare non solo gli eventi promozionali, ma anche le attività di assistenza tecnica alle imprese e di formazione di funzionari e quadri per il commercio estero;
  • appositi desks presso gli uffici esteri dei paesi critici sul fronte della difesa dei marchi e anticontraffazione (Cina, India, Vietnam, EAU, Turchia, Russia ecc.);
  • accordi cooperativi con le Università per progetti promozionali di prodotti tecnologici innovativi.

Al tempo stesso alcune Regioni si orientano a offrire servizi a più alto valore aggiunto, anche a pagamento, coinvolgendo il settore privato, mettendo in rete vari soggetti in grado di fornire analisi e previsioni rilevanti per la proiezione internazionale delle nostre imprese. Si mira anche a costruire un sistema permanente di valutazione (contestuale ed ex post) dei risultati dell'attività promozionale, capace di fornire indicazioni utili per migliorare la programmazione delle future attività.

2.1.3 SACE

Il Gruppo SACE offre un ampio portafoglio di prodotti e servizi assicurativo-finanziari per operare sui mercati internazionali con più sicurezza: dalle tradizionali coperture del credito e degli investimenti, alle garanzie contrattuali.

L'assicurazione dei crediti commerciali è un servizio svolto da compagnie assicurative specializzate, generalmente mono-ramo, e si basa sulla valutazione preventiva degli acquirenti a cura dell'assicuratore. Riguarda la copertura del rischio di perdita definitiva, originato da insolvenza e/o di mancato pagamento di crediti commerciali a breve termine, sorti nei confrontidi operatori economici, a seguito di contratto di fornitura o prestazione di servizi.

I principali operatori assicurativi sono i seguenti: Euler Hermes, Coface e Atradius e per la Svizzera italiana la AXA-Winterthur. Le tre Compagnie sono presenti in svariati paesi con filiali o controllate. Recentemente è apparsa nello scenario italiano una quarta compagnia: Sace bt.

Il contratto è stipulato dal fornitore nel proprio interesse, a differenza di ciò che accade con le Cauzioni, e prevede uno scoperto obbligatorio (la vigente normativa non consente all'Assicuratore di concedere copertura al 100%, generalmente si oscilla tra l'80 ed il 90%).

A differenza delle polizze assicurative di altri rami, la stipula del contratto non rende automatica la copertura; è necessario che il fornitore avanzi formale richiesta del fido per ciascun debitore (limite di credito).

Si tratta pertanto di una tipologia di attività assicurativa con caratteristiche peculiari rispetto ai "rami elementari" (si può definire come una "polizza di prevenzione a contenuto indennitario") e necessita di intermediari specializzati nella specifica gestione.

In sintesi, l'assicurazione del credito si compone generalmente di tre tipologie di servizio:

  • la prevenzione dell'insolvenza degli acquirenti;
  • la gestione delle azioni bonarie o legali per il recupero dei crediti;
  • l'erogazione del risarcimento in caso di insolvenza dell'acquirente.

La consistenza delle garanzie SACE è aumentata del 31% nel 2006, poco meno della metà nel segmento a medio-lungo termine che alimenta la parte principale delle nostre esportazioni di macchinari, attrezzature e componenti.

Le garanzie a breve termine crescono vigorosamente, cosî da portare SaceBt ad essere ormai il quarto operatore nazionale a livello europeo in un segmento che a livello Ocse pesa quasi il 90 % del mercato. Cresce l'offerta di polizze assicurative su rischi per operazioni di internazionalizzazione più complesse delle pure esportazioni (investimenti diretti, immobilizzazioni immateriali).

Nella valutazione assicurativa di questi rischi l'approccio quantitativo basato sui tradizionali dati macroeconomici (su cui sono calcolati i ratings creditizi) si integra con valutazioni qualitative di probabilità di tensioni socio-politiche interne, di conflitti armati, di adeguatezza del sistema legale. Vengono inseriti vari gradi di flessibilità nelle decisioni di apertura assicurativa o restrizioni-chiusura. Si richiedono al personale dedicato crescenti esperienze e capacità di valutazione di operazioni complesse come il project financing.

Anche sotto questo profilo cresce la domanda da parte delle imprese di assistenza-consulenza finanziaria rivolta alle banche, area in cui l'ICE sta sviluppando forme di accordi operativi con grandi e medie banche per facilitare l'incontro tra domanda e offerta tramite carte di servizi e strumenti equivalenti.

2.1.4 INFORMEST

La struttura pubblica no-profit Informest, Centro di Servizi e Documentazione per la Cooperazione Economica Internazionale, venne creata con la Legge 9/1/91 n.19 allo scopo di offrire, ai vari operatori del mercato, servizi informativi, formazione, documentazione, assistenza e consulenza sui Paesi dell'Europa centro e sud orientale, la Russia e la CSI, la Cina e l'Asia orientale: Informest ha ben 31 paesi di riferimento.

Fu fondata con il patrocinio di:

  • regione Friuli Venezia Giulia;
  • regione Veneto;
  • ICE.

2.1.5 SIMEST

Simest è la finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all'estero ed è stata istituita come società per azioni nel 1990 (Legge n° 100 del 24.4.1990) dal Governo Italiano che detiene il 76% del pacchetto azionario, e da banche, associazioni imprenditoriali e di categoria. La SIMEST è stata creata per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all'estero e pertanto:

1. per gli investimenti all'estero:

  • sottoscrive fino al 25% del capitale delle società estere partecipate da imprese italiane;
  • agevola il finanziamento di quote sottoscritte dal partner italiano in società o imprese all'estero;
  • gestisce fondi di Venture Capital;

2. per gli scambi commerciali:

  • agevola crediti all'esportazione;
  • finanzia studi di prefattibilità, fattibilità e programmi di assistenza tecnica;
  • finanzia programmi di penetrazione commerciale;
  • finanzia spese di partecipazione a gare internazionali.

SIMEST inoltre fornisce servizi di assistenza e consulenza per tutte le fasi dell'avvio e della realizzazione di investimenti all'estero; è membro dell'INTERACT-EDFI, l'associazione europea delle finanziarie di sviluppo, ed è in grado di attivare una fitta rete di relazioni e informazioni in Italia, nel mondo e presso le istituzioni internazionali (in particolare, con l'UE), da mettere a disposizione delle imprese italiane per le loro attività all'estero.

Per quanto concerne la costituzione di imprese all'estero, gli interventi di SIMEST sono rivolti prevalentemente a quei paesi che abbiano adottato normative di salvaguardia degli investimenti esteri o, quantomeno, siano firmatari di accordi con il Governo italiano o con organizzazioni internazionali, destinati alla protezione degli investimenti esteri. Negli investimenti, SIMEST dà pertanto preferenza ai Paesi:

  • le cui tradizioni, cultura e legami etnici generino un clima particolarmente favorevole agli investimenti italiani;
  • che presentino una particolare rilevanza geopolitica per l'internazionalizzazione del "sistema Italia".

Le operazioni di credito all'esportazioni accolte dalla SIMEST sono cresciute a tassi superiori al 40 %, sia pure con una forte variabilità di ammontare dei singoli smobilizzi di crediti fornitori (realizzati prevalentemente tramite forfaiters) e dei singoli finanziamenti di credito acquirente a medio-lungo termine per infrastrutture e impianti. Si registra un calo tendenziale nell'utilizzo dei programmi di penetrazione commerciale (L.394/81) e degli studi di fattibilità e prefattibilità (D.Lgs. 143/98), fenomeno forse imputabile al maggior orientamento delle imprese verso altre operazioni di internazionalizzazione tramite investimento diretto produttivo. Su queste operazioni agevolate, regolate dalla L. 100/90 e L. 19/91 e relativi aggiornamenti, SIMEST entra con partecipazione al capitale di rischio fino al 25 %, estendibile al 49 % con i Fondi di "Venture Capital" che dal 2004 sono disponibili per operazioni in mercati come Europa CentroOrientale, Balcani, CSI2, Mediterraneo, Africa, Cina, America Latina.

Dal 1° gennaio 2007 un'utile innovazione ha permesso l'utilizzo di un unico Fondo di Venture Capital, ottimizzando cosî il suo utilizzo sulle diverse aree.

2.1.6 FINEST

Finest è la finanziaria per gli imprenditori del Nord Est. E' unaSocietà per azionipartecipata da Friulia SpA, dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Regione Veneto, dalla Simest e da alcunebanche del territorio ed è referente del Ministero del Commercio Internazionale.

Essa entra in partecipazione con le imprese che vogliono svilupparsi all'estero - in particolare nei Paesi dell'Europa centro orientale e balcanica, nella Russia e negli altriPaesi della CSI (Comunità di Stati Indipendenti), nel Nord Asia e nei Paesi baltici e caucasici - finanziandole con strumenti mirati.

2 La Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) consiste in 12 dei 15 stati dell'ex Unione Sovietica ed è stata creata con lo scopo di sostituire la precedente Unione con una più limitata forma di associazione che lasciasse maggiore indipendenza alle singole repubbliche.

Favorisce e sviluppa l'accesso al credito e alle coperture assicurative messe a disposizioneda SACE SpAe dalle compagnie di assicurazioneper le esportazioni e rappresenta il punto di consulenza per la scelta dei migliori strumenti del Sistema Italia a servizio dell'imprenditoria orientata all'ingresso in nuovi mercati.

Conproprie risorse è in grado di assumere partecipazioni nel capitale sociale di società di diritto estero e finanziare progetti nei quali interviene come socio, favorendo l'accesso agli strumenti previsti dal Ministero del Commercio Internazionale per il supporto e l'incentivazione degli investimenti all'estero.

Questo argomento verrà trattato in maniera più esaustiva nel terzo capitolo.

2.1.7 ALTRI ENTI

  • ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI, TERRITORIALI E DI CATEGORIA
  • AMBASCIATE E CONSOLATI
  • www.esteri.it/MAE/IT/Ministero/Rappresentanze

  • AGENZIE ESTERE DI ATTRAZIONE DEGLI INVESTIEMNTI
  • FRANCIA: www.invest-in-france.org/italy/en/

    GERMAGNA: www.invest-in-germany.com/homepage

    REGNO UNITO: www.ukinvest.gov.uk/it-IT-index.html

  • CAMERE DI COMMERCIO
  • www.camcom.it

  • EURO INFO CENTRES (Eic)
  • www.euroinfocentre.it

2.2 LE POLITICHE PER L'INTERNAZIONALIZZAZIONE: GLI STRUMENTI

Per sviluppare il proprio business all'estero e supportare il proprio export un'impresa può avvalersi, oltre al finanziamento del credito offerto dalle banche, delle forme di intervento statale, che passiamo ad analizzare nei tre sistemi operanti in Italia, per il contributo che danno alle esportazioni di beni e servizi di produzione italiana :

  1. L'assicurazione pubblica del credito e di altre componenti ( ad esempio fideiussioni ) dai rischi derivanti dai rapporti;
  2. Il finanziamento agevolato dei crediti derivanti dall'esportazione e degli altri fabbisogni finanziari connessi all'attività esportative;
  3. La cooperazione e l'aiuto allo sviluppo mediante forme di collaborazione a medio-lungo termine oppure con interventi specifici nei PVS che, sebbene abbia come obiettivo primario il miglioramento socioeconomico dei PSV, indirettamente costituisce un leva per l'export.

2.2.1 D.L.143/98, D.M.136/00, L.35/05: Finanziamento agevolato delle spese per la realizzazione di studi di fattibilità connessi a esportazioni o investimenti italiani all'estero

Le imprese italiane, loro consorzi o associazioni, con priorità per le piccole e medie imprese possono utilizzare questo finanziamento, a tasso agevolato, per coprire al 100% le spese preventivate - in particolare, salari o emolumenti dovuti a consulenti o esperti, viaggi, studi di supporto - per la realizzazione di studi di fattibilità, collegati a esportazioni o investimenti italiani all'estero, in Paesi non appartenenti all'Unione Europea.

Tra le spese finanziabili rientrano anche spese di natura tecnica purché risultino strettamente collegate allo studio da effettuare, con un tetto massimo di 361.000 euro, una durata massima del contratto di finanziamento di tre anni e mezzo, e un tasso di interesse agevolato pari al 25% del tasso variabile, vigente alla data di stipula del contratto di finanziamento, e applicabile alle operazioni di credito all'esportazione. La richiesta del finanziamento deve essere presentata presso la SIMEST.

2.2.2 D.L.143/98: Finanziamento agevolato dei crediti all'esportazione

Questo decreto legge promuove le esportazioni, consentendo alle imprese esportatrici italiane, loro consorzi o associazioni, con priorità per le piccole e medie imprese, di offrire agli acquirenti esteri dilazioni di pagamento a medio/lungo termine a condizioni e tassi di interesse competitivi, tramite la concessione di contributi agli interessi di crediti sia di natura finanziaria che concessi direttamente dall'impresa esportatrice.

L'imprenditore può utilizzare questo finanziamento per le spese relative a salari, studi di supporto, altre spese di natura tecnica come ad esempio forniture di macchinari, impianti, servizi, semilavorati o beni intermedi destinati in via esclusiva a essere integrati in beni di investimento.

Il finanziamento ha durata minima di 24 mesi, a partire dalla data di stipula del contratto, con un importo agevolabile pari al massimo all'85% dell'importo di fornitura.

La domanda di richiesta del finanziamento deve essere presentata presso la SIMEST, dove il proprio Comitato Agevolazioni, entro novanta giorni, delibera se la richiesta di finanziamento e la relativa concessione sono state accolte.

2.2.3 L.394/81: Finanziamento di programmi di penetrazione commerciale volti a costituire insediamenti durevoli all'estero

Questo finanziamento offre alle imprese esportatrici italiane (con priorità per le PMI e loro raggruppamenti, soprattutto del Mezzogiorno) di realizzare programmi di penetrazione commerciale, finalizzati a costituire insediamenti durevoli in Paesi extra U.E., sostenendo le relative spese con un tasso agevolato. In questo modo gli investitori italiani possono costituire una presenza stabile e qualificata della propria impresa nel Paese di destinazione del programma (ad esempio magazzino, ufficio, showroom e centro di assistenza).

Il finanziamento provvede a sostenere tutte le spese sostenute dalla data di approvazione del programma fino al termine dei due anni successivi la stipula del contratto, con una durata massima di sette anni; gli esborsi devono risultare coerenti con i programmi e le capacità organizzative, economiche e finanziarie del soggetto richiedente e vengono coperti fino ad un massimo di 2.065.000 euro o per una quota pari all'85% delle spese previste dal programma.

Il tasso di interesse agevolato è pari al 40% del tasso variabile, vigente alla data di stipula del contratto di finanziamento, e applicabile alle operazioni di credito all'esportazione.

La domanda di richiesta del finanziamento deve essere presentata presso la SIMEST.

2.2.4 L.304/90: Finanziamento agevolato delle spese di partecipazione a gare internazionali

La legge 304 del 1990 permette agli imprenditori italiani di sostenere spese, a tasso agevolato, per l'elaborazione, la presentazione e la discussione della propria offerta di partecipazione a gare indette in Paesi non appartenenti all'Unione Europea, escluse le gare riservate a imprese italiane e quelle indette da organismi europei (anche se facenti riferimento a commesse da realizzare in paesi non appartenenti all'Unione Europea).

Rientrano nei requisiti di finanziabilità tutte le spese sostenute nell'arco di tempo compreso tra la data di arrivo della domanda di finanziamento alla SIMEST e il termine di scadenza per la presentazione dell'offerta definitiva: queste vengono coperte per il 100% del loro importo preventivato, fino a un massimo di 1.032.000 euro per un'impresa beneficiaria ed a euro 2.582.000 per ciascuna gara internazionale e con una durata complessiva del finanziamento pari a 4 anni dalla data della prima erogazione. Il tasso di interesse agevolato è come per gli altri finanziamenti pari al 40% del tasso di riferimento vigente.

La richiesta del finanziamento deve essere presentata presso la SIMEST, alla quale l'impresa richiedente deve garantire al momento della richiesta di erogazione idonea garanzia per il rimborso del capitale e dei relativi interessi.

2.2.5 L. 227/97, D.L. 143/98, L. 24/03; L.35/05: Servizi assicurativi offerti da SACE (rischio politico, catastrofico, economico, commerciale e di cambio)

Il decreto legislativo n. 143 del 1998 ha costituito, presso il CIPE, una specifica Commissione Permanente per il Coordinamento e l'Indirizzo Strategico della Politica Commerciale con l'Estero come riferimento istituzionale per il sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese. Tale Commissione è presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o per sua delega dal Ministro del Commercio Estero ed è composta, oltre che dal suddetto Ministro, dai Ministri del Tesoro e dell'Economia, delle Attività Produttive, degli Affari Esteri e delle Politiche Agricole. La sua funzione è realizzare specifiche delibere in materia che assumono efficacia qualora il CIPE, cui sono sottoposte, non le abbia esaminate entro 30 giorni dalla presentazione, con l'obiettivo di indicare le priorità e definire i parametri operativi comuni alle varie amministrazioni ed enti preposti al comparto.

Inoltre il D.lgs 143/98 istituisce l'organo operativo della commissione sopra citata, ovvero la SACE, Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero. Questa ha personalità di diritto pubblico con una propria autonomia patrimoniale e di gestione ma resta sottoposta alla sorveglianza del Ministero del Tesoro ed al controllo della Corte dei Conti e deve adempiere alle proprie funzioni in base alle delibere CIPE, secondo criteri di efficienza ed economicità.

La sua più importante attività è il sostegno pubblico alle esportazioni italiane, armonizzata in sede comunitaria e regolamentata dalle norme internazionali OCSE "Consensus" sui crediti all'esportazione: infatti si occupa della copertura dei rischi (politico, catastrofico, economico, commerciale e di cambio) cui sono soggette le esportazioni e gli investimenti all'estero tramite l'emissione di polizze assicurative ed il rilascio di garanzie. Entrambe sono, a loro volta, garantite dallo Stato Italiano cosî come previsto dal Dlgs 143/98.

Spetta al Comitato Esecutivo della Sace il rilascio delle coperture assicurative e delle garanzie in quanto raappresenta l'organo deliberante ed è composto dal Presidente del Consiglio d'Amministrazione della SACE e da tre membri scelti dal consiglio stesso.

I limiti assuntivi dei rischi sono precisati nel Piano Previsionale degli Impegni Assicurativi che viene elaborato annualmente tenendo conto delle esigenze di internazionalizzazione delle imprese, dei flussi esportativi e della rischiosità dei mercati, compatibilmente all'incidenza del Piano sul Bilancio dello Stato.

I servizi offerti da SACE SpA possono essere suddivisi in tre macrolinee di prodotto:

  • POLIZZA CREDITO ACQUIRENTE: indirizzata ad istituti di credito che forniscono crediti alle imprese italiane per il pagamento immediato dei loro beni e servizi esportati, mentre gli acquirenti esteri ottengono dilazioni anche di lungo termine. I crediti assicurabili sono di breve e medio-lungo termine, tied/multitied (che finanzia una/più operazioni di esportazione individuata/e) e open (finanziano esportazioni verso specifici committenti esteri). La polizza comporta rischi del credito di natura politica e commerciale ma copre fino al 100% dell'ammontare del finanziamento.
  • POLIZZA FIDEIUSSIONI: Il prodotto è specifico per banche e compagnie di assicurazione che emettono fideiussioni per conto di aziende italiane che effettuano forniture, lavori, servizi ed investimenti all'estero.

Il rischio dell'investimento è assicurabile, sia in caso di inadempimento dell'esportatore che di escussione della fideiussione fino ad un massimo del 70% dell'ammontare di ciasuna di quest'ultime, inoltre è condiviso tra gli operatori bancari e/o assicurativi in modo da consentire alle aziende coinvolte in questo finanziamento di poter usufruire di altre risorse/fido presso il sistema bancario. Le tipologie prevalenti sono:

  • partecipazione a gare d'appalto (bid bonds)
  • restituzione di anticipi (advance payment bonds)
  • buona esecuzione (performance bonds)
  • svincolo delle ritenute (money retention bonds)
  • CONFERME CREDITO DOCUMENTARIO E SIMILI: è utilizzato per assicurare gli istituti di credito che si prestano come garanti nelle conferme di aperture di crediti documentari disposti da banche estere e legati ad esportazioni italiane (incluse prestazioni di servizi, studi e lavori di progettazione all'estero). In questo modo la banca cede il rischio di mancato rimborso (da parte della banca estera) su singole transazioni commerciali con l'estero effettuate dalla propria clientela e può liberare risorse grazie alla ponderazione pari a zero nel calcolo dei coefficienti patrimoniali previsti dagli accordi di Basilea per la parte garantita (percentuale di copertura del credito documentato pari al 100%).
  • Polizza Conferme di Credito Documentario e Impegni similari per singole operazioni di conferma di credito documentario.
  • Polizza Credoc Online per singole operazioni eseguite on-line, per assicurare on-line le conferme di aperture di crediti documentari con periodi di rimborso inferiori a 24 mesi.
  • Linea di Credito Interna per più operazioni con più banche localizzate in un unico paese.
  • Convenzione Quadro per più operazioni con più banche localizzate in più paesi.

2.2.6 L.100/90, D.L. 143/98, L.35/05: Partecipazione di SIMEST al capitale di imprese estere

Questo strumento è dotato di una duplice funzione: in una prima fase la finanziaria SIMEST assume una partecipazione diretta nel capitale di rischio e nella seconda fase rifinanzia, a tasso agevolato, parte della quota italiana nel capitale, al netto della stessa partecipazione.

L'obiettivo di questa legge è promuovere gli investimenti di imprese italiane, interessate a costituire una società estera o sottoscrivere un aumento di capitale sociale o acquisire quote di partecipazione in un'impresa già costituita avente sede in Paesi extra U.E., attraverso l'intervento della SIMEST, che può quindi acquisire quote di partecipazione di minoranza nel capitale di rischio delle società estere e concedere finanziamenti agevolati (sotto forma di contributi agli interessi) a favore delle imprese italiane per l'acquisto delle partecipazioni in tali società.

La quota di partecipazione della SIMEST non può superare il 25% del capitale di rischio della società estera; questo limite viene elevato al 49% in caso di acquisizioni di imprese, joint-venture, ecc.. purché vengano mantenute le capacità produttive interne. La SIMEST avrà tempo massimo otto anni per procedere alla cessione delle sue quote ai valori di mercato.

L'importo del finanziamento concesso non può superare il 90% della quota complessiva di partecipazione italiana o l'importo massimo di euro 40.000.000 per impresa e per anno solare (80.000.000 se si tratta di un gruppo economico) e il 51% del capitale della società estera partecipata.

Il progetto di società estera, munito di documentazione e informazioni di carattere tecnico, economico, industriale e finanziario riguardanti sia l'impresa italiana sia il partner estero (nel caso di joint venture) deve essere consegnato direttamente alla SIMEST, la quale dopo tre mesi delibera o meno la propria partecipazione.

2.2.7 L.19/91, L.Reg.Friuli 34/91, D.L.143/98, L.80/05: Partecipazione di FINEST al capitale di imprese estere

Questa legge è espressamente dedicata alle imprese aventi stabile e prevalente organizzazione nelle Regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige ed ha come obiettivo la promozione degli investimenti di quest'ultime nei Paesi dell'Europa Centro orientale e dell'ex URSS attraverso il sostegno della FINEST SpA.

Infatti questa finanziaria - attraverso l'acquisizione di quote di partecipazione di minoranza nel capitale di rischio di società estere partecipate da imprese italiane; la concessione di finanziamenti a medio termine per la costituzione o l'ampliamento di società estere da parte delle imprese italiane ed infine la realizzazione di accordi di collaborazione commerciale e/o produttivi promossi da queste ultime con partner esteri - sostiene imprese e imprenditori che vogliono espandere il proprio business a Est, fornendoinformazioni, know how e una decennale esperienza ad operare in nuovi mercati.

La partecipazione di FINEST non deve superare il 25% del capitale di rischio della società estera (oppure il 40% nel caso SIMEST partecipi all'iniziativa) e non deve superare il 25% dell'investimento complessivo dell'impresa italiana nella società estera. Finest dovrà procedere alla cessione delle sue quote ai valori di mercato dopo una detenzione della partecipazione di un periodo massimo di otto anni.

L'impresa presenta direttamente a FINEST il suo progetto e quest'ultimo per essere accettato deve prevedere il mantenimento sul territorio nazionale delle attività di ricerca, sviluppo, direzione commerciale, nonché di una parte sostanziale delle attività produttive: se il piano viene approvato, nella delibera da parte del Comitato Esecutivo o del Consiglio di Amministrazione di FINEST, si procede alla stipula del contratto e all'acquisizione della partecipazione o all'erogazione del finanziamento.

2.3 L'ATTIVITà D'INVESTIMENTO ISTITUZIONALE NEL CAPITALE DI RISCHIO

Un imprenditore che vuole iniziare una nuova attività o che desideri espandere la propria impresa o necessiti di riorganizzare l'assetto produttivo o modificare la propria struttura finanziaria, oltre al fido bancario, può usufruire di una grande possibilità di finanziamento, ovvero può rivolgersi ad un investitore istituzionale. Infatti "investimento istituzionale nel capitale di rischio" è il corrispettivo pubblico del ccredito bancario, ha sempre una durata temporale medio-lunga ma si realizza tramite una partecipazione al capitale azionario o di sottoscrizione di titoli obbligazionari convertibili in azioni, da parte di investitori istituzionali specializzati, in aziende che dispongono di un valido progetto e di un potenziale di sviluppo.

L'investitore istituzionale offre non solo i mezzi finanziari ma crea un valore aggiunto nell'azienda tramite la trasmissione delle proprie esperienze professionali, competenze tecnico-manageriali, ed inserendo l'impresa in una rete di contatti con altri investitori e istituzioni finanziarie che negli anni è diventata sempre più fitta.

2.3.1 VENTURE CAPITAL O PRIVATE EQUITY?

L'attività di investimento istituzionale nel capitale di rischio può essere suddivisa in due categorie:

  • Venture Capital: ovvero il finanziamento di operazioni finalizzate a sostenere la nascita di nuove imprese;
  • Private Equity: il quale si riferisce all'insieme delle operazioni di investimento necessarie per sviluppare attività esistenti o risolvere problemi connessi a fasi critiche che si possono presentare nel ciclo di vita delle aziende già avviate. Usualmente viene utilizzato questo termine per indicare, in modo generale, l'investitore nel capitale di rischio.

Gli agenti che operano in questo mercato vengono nominati comunemente venture capitalist, indipendentemente dalla distinzione precedente, in quanto il loro principale obiettivo è realizzare nel medio termine un considerevole guadagno di capitale che si realizza attraverso la cessione della propria partecipazione ad altri o all'impresa partecipata stessa: ovviamente per poter realizzare un consistente capital gain, l'investitore istituzionale deve contribuire a creare valore all'interno dell'impresa.

Perciò l'investitore, per un periodo di medio-lungo termine, figurerà essere un socio "temporaneo" dell'impresa finanziata fino a quando non cederà la partecipazione acquisita per realizzare il proprio obiettivo.

Un'azienda per esser scelta dal finanziatore istituzionale deve dimostrare l'elevato potenziale di sviluppo, e la conseguente creazione di valore, del proprio progetto.

Altri criteri di cui l'investitore terrà conto nella scelte delle imprese da finanziare saranno:

  • le prospettive di crescita sia dimensionale che reddituale;
  • la commercializzazione di un prodotto/servizio limitatamente imitabile e poco sostitituibile;
  • un buon management con specifica conoscenza del settore e consolidata esperienza;
  • il mercato di riferimento abbia elevate potenzialità di espansione;
  • una valida guida imprenditoriale, che si dimostri determinata e sappia trasmettere spirito di collaborazione e determinazione a tutti i livelli aziendali per il raggiungimento del comune obiettivo di realizzazione del progetto di sviluppo.

L'investitore istituzionale a sua volta non deve interferire nelle scelte strategiche dell'azienda, lasciando quotidianamente piena autogestione a livello operativo al vertice aziendale, comunicando con quest'ultimo in modo leale e costruttivo in modo da favorire lo sviluppo dell'impresa. Il raggiungimento dell'obiettivo comune deriverà quindi da uno stretto rapporto di collaborazione tra l'imprenditore e l'investitore istituzionale (che condivide il rischio d'impresa): in particolar modo quest'ultimo attore deve contribuire apportando competenze professionali strategiche e manageriali, di marketing, finanziarie, di organizzazione dal punto di vista del prodotto/mercato/tecnologia e deve inserire l'azienda nella propria rete di contatti finanziari e non, in ambito nazionale e internazionale, sfruttando le occasioni di crescita esterna, attraverso acquisizioni, fusioni, joint venture con altre imprese del settore.

Da parte sua il proprietario dell'impresa finanziata dovrà rendere la sua gestione più trasparente agli operatori interni e esterni (separando il patrimonio famigliare e quello aziendale nel caso di piccola impresa), introdurre una migliore comunicazione aziendale (sistemi di budgeting e controllo di gestione) e un sistema di pianificazione e monitoraggio dei risultati aziendali.

Da questa cooperazione l'impresa finanziata otterrà vantaggi non solo finanziari ma avrà:

  • una gestione più professionale e meno di carattere famigliare;
  • una crescita del proprio potere contrattuale di mercato;
  • un miglioramento dell'immagine dell'impresa nei confronti delle banche e del mercato finanziario dovuto all'ingresso di un azionista di rilievo come l'investitore istituzionale
  • maggior attrattività nei confronti di personale e top management capaci ed esperti.

L'attività di investimento nel capitale di rischio concorre in modo significativo allo sviluppo del sistema industriale e dell'economia nel suo complesso, tramite la selezione d'imprese a rapido tasso di crescita e fornendo loro il capitale necessario per svilupparsi.

Gli investitori istituzionali sono molteplici a seconda della struttura organizzativa e di come scelgono di investire i loro capitali: sarebbe dunque corretto che l'imprenditore si sforzi di individuare l'alternativa più adatta al suo caso che, unita alle caratteristiche peculiari della propria impresa, accrescono le probabilità di riuscita della progetto di investimento.

Gli investitori, presenti in Italia, più richiesti dalle imprese che vogliono espandersi sono:

  • fondi chiusi ed altri operatori internazionali;
  • business angels.

I primi sono strumenti creditizi che raccolgono capitali da investitori privati e pubblici (come ad esempio fondazioni, fondi pensione, compagnie assicurative, ...) per finanziare piccole e medie imprese che dimostrano di avere progetti ad elevato potenziale di sviluppo. Ovviamente non è permesso ai firmatari delle quote di svincolarsi in qualsiasi momento (da qui il nome fondo "chiuso"), se non dopo un periodo medio/lungo prefissato, in modo da poter far investire tranquillamente in aziende medio-piccole e non quotate.

I secondi imprenditori, ex titolari d'impresa o ex manager, per lo più interessati al finanziamento di start up (dove vengono coinvolti ammontare medi di risorse), che dispongono di mezzi finanziari, di una solida capacità gestionale e di una buona rete di conoscenze da impiegare in piccole e medie imprese.

2.3.1.1 LE FASI DI UN INVESTIMENTO VENTURE CAPITAL

Gli investimenti possono essere di diverse tipologie a seconda delle diverse fasi del ciclo di vita dell'impresa da finanziare. I capitali volti a finanziare le primissime fasi di avvio dell'impresa si definiscono di "start up financing" o finanziamento dell'avvio. Si parla di "expansion financing" se l'investimento è finalizzato a supportare la crescita e i programmi di sviluppo di aziende già esistenti, senza andare ad incrementare il capitale sociale dell'impresa ma utilizzati per sostituire parte dell'azionariato non più coinvolto nell'attività aziendale.

Se ci basa su una macro ripartizione tra le diverse esigenze strategiche dell'impresa, le problematiche e gli obiettivi che si pone l'investitore, le azioni degli investitori istituzionali possono essere suddivisi in tre principali categorie:

  • finanziamento dell'avvio;
  • finanziamento dello sviluppo;
  • finanziamento del cambiamento/ripensamento.

Come detto in precedenza l'attività di venture capital sostiene l'impresa che si trova nelle primissime fasi del suo ciclo di vita, ovvero l'avvio e lo sviluppo, mentre nel segmento del private equity vengono finanziate quelle imprese già avviate e che necessitano di cambiamenti nella loro struttura in generale.

Fonte: A. Gervasoni, F.L. Sattin, Private Equity e Venture Capital, manuale di investimento nel capitale di rischio, Guerini e Associati, Milano 2004.

Il finanziamento dell'avvio ha come obiettivo quello di supportare la nascita di una nuova iniziativa imprenditoriale, sia nel caso che l'impresa non esista ancora fisicamente, che nelle primissime fasi di avvio. L'imprenditore che richiede il finanziamento non cerca solo i mezzi finanziari necessari ma necessità di un apporto in termini di capacità imprenditoriale, di competenze aziendali e manageriali per riuscire a comprendere meglio la propria posizione competitiva, sviluppare una nuova idea o migliorare un prodotto/processo produttivo esistente.

Il finanziamento dello sviluppo è l'ideale per sostenere l'imprenditore che deve risolvere problematiche connesse allo sviluppo della sua azienda: quest'ultime possono essere legate a una necessità di diversificare (a livello interno) la propria capacità produttiva oppure di aumentarla (a livello esterno) tramite l'acquisizione o la fusione con altre aziende affini.

Da parte sua l'investitore istituzionale, nel primo caso darà un apporto all'azienda prevalentemente di natura finanziaria mentre nel caso l'impresa intenda perseguire gli obiettivi di sviluppo tramite una crescita per vie esterne allora sarà fondamentale il suo inserimento nel network internazionale, di cui l'investitore è in possesso grazie alla sua consolidata esperienza, in modo da facilitarla nella ricerca del partner ideale.

Infine abbiamo il finanziamento del cambiamento/ripensamento. Il nome deriva dal fatto che questo investimento è rivolto a quelle aziende che necessitano di cambiamenti, più o meno profondi, nei processi interni e nell'assetto proprietario della stessa in quanto sono coscienti di essere, ormai da tempo, in una condizione di stasi e che per superarla hanno bisogno di una radicale modifica della propria struttura aziendale.

Quando gli obiettivi dell'investimento istituzionale vengono raggiunti con successo, ovvero le quote del socio pubblico raggiungono un adeguato valore di capitale, oppure quando l'azienda ha raggiunto il livello di sviluppo previsto, si procede al disinvestimento tramite una cessione totale della partecipazione detenuta dall'investitore o parziale nel caso quest'ultimo decida di conservare una minima quota di capitale nell'impresa in via continuativa.

Nel caso in cui il progetto fallisce, in quanto la nuova idea imprenditoriale non riesce ad affermarsi sul mercato, matura nel socio pubblico la convinzione che la situazione di crisi in cui versa l'azienda non sia più risolvibile e ciò lo spinge a disinvestire.

Entrambe le ipotesi di disinvestimento vengono definite, nei tempi e nelle modalità, in accordo con tutti i soci.

Le prassi di disinvestimento sono molteplici ma i tipici canali impiegati dagli investitori per vendere le azioni sono:

  • il riacquisto della quota da parte del gruppo imprenditoriale originario tramite la vendita a nuovi e vecchi soci: è il metodo preferito in quanto si spera che l'azienda si rafforzi e si sviluppi ulteriormente;
  • la vendita della partecipazione ad un altro investitore istituzionale o ad un'altra impresa industriale;
  • la quotazione in Borsa dei titoli della partecipata;

Se il disinvestimento non è possibile o non va a buon fine, l'investitore istituzionale procede a un azzeramento del valore della partecipazione.

CAPITOLO TERZO

3 LA FINANZIARIA FINEST S.P.A.

In Italia, come nel resto dell'Europa, il processo di riforma del settore pubblico ha avuto inizio a seguito della necessità di definire un "nuovo" rapporto tra l'amministrazione pubblica centrale e le pubbliche amministrazioni periferiche e alla ricerca di un nuovo equilibrio tra settore pubblico e settore privato all'interno del sistema economico. In seguito a questo processo il ruolo dell'ente locale sul territorio è divenuto centrale, con l'aumento della autonomia gestionale, politica e finanziaria. Da questo cambiamento di importanza dell'ente locale deriva la creazione di un nuovo rapporto con l'opinione pubblica e la nascita di una maggiore "vicinanza" del sistema delle amministrazioni pubbliche al territorio.

Il rapporto tra la pubblica amministrazione, il cittadino e le imprese è in continuo miglioramento in quanto l'attenzione posta sul non funzionamento del settore pubblico ha incentivato la ricerca di quest'ultimo dell'efficienza, dell'efficacia e dell'economicità.

Per far ciò è stato necessario calarsi nel ruolo della pubblica amministrazione, analizzando le influenze a livello operativo, gestionale, organizzativo e di impresa.

Il ruolo che la pubblica amministrazione va assumendo è quello di facilitatore, di induttore e di agente del cambiamento.

3.1 IL NEW PUBLIC MANAGEMENT

Lo sviluppo del Public Management ha origine nei paesi di stampo anglosassone, tuttavia si avverte ancora oggi la sua influenza nelle politiche delle pubbliche amministrazione occidentali, dove è in atto un modo nuovo di gestione della cosa pubblica.

A fronte di un deficit pubblico sempre maggiore e di una inadeguatezza amministrativa, negli anni '70 dello scorso secolo, i policy prendono atto della necessità di operare un controllo accurato della spesa pubblica ed allo stesso tempo del bisogno sentito dai cittadini di un miglioramento della qualità dei servizi pubblici e della responsabilizzazione dei managers statali; in sostanza è necessario che le pubbliche amministrazioni recuperino efficienza. Negli anni '80 intervengo i settori privati a fornire ai cittadini servizi con standard qualitativi superiori rispetto a quelli delle pubbliche amministrazioni, mettendo cosî in moto un meccanismo di repulsione nei confronti dei servizi pubblici, considerati non all'altezza dei servizi resi dai privati.

"La burocrazia statale in un certo modo viene delegittimata, mentre il settore privato (profit e non profit) viene indiscutibilmente rappresentato come il più efficace" (Peters e Pierre 1998, 478).

Le riforme della pubblica amministrazione impostata su ispirazione di politiche neoliberali producono una spinta verso il cambiamento, individuando nel mercato le modalità organizzative più soddisfacenti.

Nasce quindi una nuova visione della amministrazione della cosa pubblica, il New Public Management, basato su:

  • stesura di condizioni di concorrenza tra enti pubblici e agenti privati per la fornitura di servizi pubblici;
  • perseguimento di una netta divisione fra funzioni strettamente amministrative e funzioni politiche;
  • modello di gestione della res pubblica ispirato al sistema in uso nel settore privato;
  • erogazione di servizi a livelli standard di qualità facilmente verificabile e inopinabile;
  • ridimensionamento degli uffici amministrativi con loro settorializzazione in sportelli organizzati per prodotto o per servizio.

Il raggiungimento degli obiettivi di cui sopra può avvenire quindi solamente responsabilizzando i dirigenti pubblici e tutto l'apparato impiegatizio, migliorando la gestione delle risorse, informatizzando le attività e umane ed infine attuando un processo di devolution verso gli enti locali.

La crescita esponenziale dell'utilizzo del New Public Management come strumento per ammodernare ed migliorare l'efficienza delle pubbliche amministrazioni ha avuto come principali sponsor organizzazioni internazionali del calibro della World Bank, dell'OCSE e del Fondo monetario internazionale.

Il New Public Management pur essendo un modello rivoluzionario, si inserisce nelle teorie associabili allo stato minimale in base alle quali lo Stato deve garantire solo i bisogni necessari quali la tutela della proprietà privata e l'amministrazione dell'ordine e della giustizia. Tutti gli altri compiti devono essere attribuiti al settore privato, capace di autoregolarsi attraverso la libera concorrenza. Vengono associati al settore privato sostantivi con accezione positiva, quali successo, adattamento, innovazione, rapidità e progresso, facendo preferire l'intervento privato rispetto a quello pubblico, colpevole di essere elefantiaco, incapace e obsoleto.

"Per stimolare il ricorso ai meccanismi di mercato si ricorre alla privatizzazione" (Cominelli 2005, 6; Flynn 1995, 62). "I valori del settore privato sono riassunti nella dottrina delle tre "e": economia, efficienza ed efficacia" (Maesschalck 2004, 466).

Attraverso il New Public Management è possibile raggiungere la glasnost, ovvero il valore della trasparenza. Attraverso una catena gerarchica di responsabilità, e un capillare sistema di controlli, è possibile scovare inefficienze, malfunzionamenti e incapacità, di coloro che agiscono in un determinato settore o ambito.

Per rendere il New Public Management adattabile alla realtà in cui viene applicato, esistono diversi livelli e gradi di intervento sperimentabili da ciascun paese in linea con le proprie caratteristiche ed esigenze culturali locali. Ognuno di questi livelli fornisce alterni risultati rendendo impossibile quindi dare un giudizio generale sui vantaggi ottenuti tramite questo modello di gestione del settore pubblico tant'è che il New Public Management non è stato esentato da critiche.

Si tratta generalmente di opinioni e teorie sollevate da studiosi conservatori e tradizionalisti raccolti sotto quello che viene definito il movimento della Traditional Public Administration che considerano errato e dannoso socialmente attribuire eccesivo potere nelle mani di attori privati considerati più interessati ad aumentare i propri profitti che a migliorare la qualità dei servizi o delle competenze offerte al pubblico.

La privatizzazione impedirebbe il lavoro di squadra dell'amministrazione e annullerebbe la dimensione etica del decision making pubblico (Maesshalck 2004, 467-468): però nemmeno questi studiosi sono stati in grado di trovare una soluzione alternativa alle teorie legate al New Public Management.

La diffusione di società a partecipazione mista, nelle quali il capitale sociale è diviso tra Stato, Regioni ed Enti Locali e privati, costituisce un compromesso tra le spinte verso la privatizzazione di ampie fette di settore pubblico e tra la salda conservazione di quest'ultimo nelle mani dello stato. Il tutto gestito dalle norme previste dal diritto privato. A quest'ultimo fine, negli ultimi anni, sono nati molti enti a favore dell'investimento istituzionale tra cui la finanziaria FINEST s.p.A.

3.2 LA FINANZIARIA FINEST S.P.A.

La Finest Spa è una finanziaria costituita per gli imprenditori del Nord Est. E' unaSocietà per azionipartecipata dalla Regione Veneto, dalla Provincia Autonoma di Trento, da Friulia SpA, dalla Simest e da alcunebanche del territorio; referente del Ministero del Commercio Internazionale. La sua finalità è di entrare in partecipazione con imprese che intendano sviluppare la propria attività nei Paesi dell'Europa centro orientale e balcanica, nella Russia e negli altriPaesi della CSI, nel Nord Asia e nei Paesi baltici e caucasici ed agisce favorendo e sviluppando l'accesso al credito ed alle coperture assicurative messe a disposizione da Sace Spa e dalle compagnie di assicurazione per le esportazioni.

La costituzione della Finest avviene in attuazione della legge 19/1991 sulle aree di confine e si sviluppa promuovendo investimenti e favorendo accordi di cooperazione con le aree geografiche di cui sopra proprio nel momento in cui le loro economia si stavano radicalmente modificando.In oltredieci anni di attività, Finest è diventata il punto di riferimento per gli imprenditori del Nord Est che intendono internazionalizzare la propria impresa garantendo loro operatività, flessibilità ed un ruolo di primo piano grazie soprattutto alla presenza tra gli azionisti di un gruppo di istituti di credito, sempre del Nord Est. Lo statuto prevede la possibilità di aggregazione di ogni impresa operante nei settori produttivi e nei servizi, che hanno stabile e prevalente organizzazione nei territori di competenza: il Friuli Venezia Giulia, il Veneto e il Trentino Alto Adige.

Finest, conrisorse proprie, può assumere partecipazioni nel capitale sociale di società di diritto estero e finanziare progetti nei quali interviene come socio, favorendo l'accesso agli strumenti previsti dal Ministero del Commercio Internazionale per il supporto e l'incentivazione degli investimenti all'estero, inoltre permette l'accesso alle agevolazioni previste dallo Stato italianoper le imprese che utilizzano il credito per finanziare la capitalizzazione di aziende estere. Il beneficio è dato da un contributo in conto interessi a fronte di un finanziamento ordinario erogato alla società italiana da un Istituto di credito.

In questo modo le imprese partecipanti sono in grado di orientare le scelte e migliorare i profitti in un clima di collaborazione e sinergia, dove l'obiettivo consiste nel far crescere l'imprenditore del nord Est, avvalendosi di strumenti finanziari a dimensione internazionale.

Di seguito viene riportato un esempio di come Finest agisce acquisendo partecipazioni e finanziando il nuovo patner, permettendo a quest'ultimo di accedere al finanziamento agevolato previsto dalla legge 100/90:

L'obiettivo della Finest Spa consiste in progetti di investimento mirati alla costituzione/acquisizione di società nei Paesi dell'Europa Centro Orientale e all'ampliamento di società esistenti. Le voci dell'investimento che normalmente si considerano sono:

  • Immobilizzazioni (materiali, immteriali, finanziarie)
  • Capitale circolante (costituzione del magazzino)

3.2.1 LEGGE 9 GENNAIO 1991 N.19; D. LGS. 31 MARZO 1998 N.143; DELIBERA CIPE 15 LUGLIO 2003, N.54.

Si tratta dello strumento attraverso il quale FINEST partecipa all'iniziativa d'investimento all'estero tramite l'immissione di capitali propri. Questo strumento consente quindi all'imprenditore di condividere l'investimento all'estero con un soggetto istituzionale di consolidata esperienza.

La partecipazione non può eccedere il 25% del capitale sociale della società estera o il 25% del totale investimento erogato alla società estera. Se l'operazione prevede la partecipazione congiunta di SIMEST e FINEST, il limite di partecipazione complessivo è esteso al 40%. La partecipazione FINEST, inoltre, può arrivare al 49% nei seguenti casi:

  • al fine di favorire l'internazionalizzazione delle PMI entro il limite massimo di 260.000 euro per singola partecipazione;
  • al fine di favorire investimenti italiani in Paesi di interesse strategico per l'Italia;
  • al fine di favorire la partecipazione di imprese italiane nel processo di privatizzazione.
  • La partecipazione ha una durata massima di 8 anni entro la quale L'imprenditore italiano deve riacquistare la quota partecipativa FINEST; questo limite può venire prorogato nel caso:

  • La partecipazione sia finalizzata allo sviluppo di distretti industriali e commerciali; in tal caso, la partecipazione può essere detenuta fino al raggiungimento degli obiettivi del progetto ma non potrà eccedere il limite di 12 anni;
  • Si verifichi l'intervento di istituzioni finanziarie sopranazionali (BERS, BEI, Banca Mondiale) a favore della società estera partecipata dall'impresa italiana e da FINEST;
  • La società estera partecipata da FINEST realizzi opere infrastrutturali di carattere strategico; in tal caso i termini non potranno eccedere i 15 anni.

Il limite massimo ordinario di partecipazione non viene applicato se FINEST utilizza risorse proprie unitamente a Fondi affidati in gestione da terzi, quali Regioni, Province ed Enti territoriali. In ogni caso, la partecipazione pubblica complessiva non può eccedere il 49% del capitale o del Fondo sociale di ciascuna impresa partecipata all'estero. Non si applicano l'obbligo di cessione, il vincolo di durata e la percentuale di partecipazione qualora FINEST partecipi a società italiane ed estere che promuovono iniziative d'investimento e di collaborazione, quali società finanziarie, assicurative, di leasing e di factoring.

3.2.2 LEGGE 24 APRILE 1990 N.100.

Questa legge rappresenta un contributo agli interessi a fronte di un finanziamento concesso all'impresa italiana da soggetti, italiani o esteri, autorizzati all'esercizio dell'attività bancaria. Il tasso di contribuzione è del 2,64%, pari al 50% del tasso di riferimento determinato ai sensi dell'art. 20 del D.P.R. n. 902/76 per il credito agevolato al settore industriale, in vigore alla data di stipula del contratto di finanziamento.

L'agevolazione copre fino al 90% del controvalore in euro della quota di partecipazione italiana al capitale dell'impresa estera fino al limite del 51% del capitale di quest'ultima. Pertanto, qualora la quota di partecipazione superi complessivamente il 51%, l'importo agevolabile del finanziamento è limitato al 90% del 51% del capitale dell'impresa estera.

L'intervento è concesso entro i seguenti limiti di importo:

  • Importo massimo concesso all'agevolazione per impresa e per anno solare: Euro 40 milioni;
  • Importo massimo ammesso all'agevolazione per gruppo economico (nell'ambito di uno stesso bilancio consolidato) e per anno solare: Euro 80 milioni.

La durata massima del finanziamento bancario è di otto anni a partire dalla prima erogazione, compreso un periodo di pre-ammortamento di tre anni.

Le imprese italiane devono presentare la domanda di agevolazione direttamente alla SIMEST, allegando al modulo di domanda la documentazione in esso indicata.

3.2.3 FONDO BALCANI LEGGE 21.3.2001, N. 84, ART. 5, COMMA 2 LETTERA G) DECRETO MAP 10.12.2003, N. 433.

Il Fondo Balcani è un fondo rotativo, finalizzato a sostenere gli investimenti delle imprese italiane attraverso l'acquisizione da parte della FINEST, in nome e per conto del Ministero del Commercio Internazionale, di quote del capitale di rischio in società od imprese costituite, o da costituire, nei Paesi appartenenti all'area Balcanica (Albania, Bosnia Erzegovina, Romania, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Serbia Montenegro). L'acquisizione di capitale attraverso il fondo rappresenta un intervento aggiuntivo rispetto all'intervento FINEST ai sensi della L. N. 19/91.

L'ammontare del fondo è di € 8.181.860 e vi possono accedere le PMI secondo definizione comunitaria.

Le caratteristiche dell'intervento del Fondo Balcani sono le seguenti:

  • l'acquisizione di quote di capitale non deve superare in misura il doppio di quelle detenute dalla FINEST;
  • non può determinare, sommato a quello della FINEST, il superamento né della quota dell'investimento complessivo che fa capo ai soci italiani, né del limite del 49% del capitale di ciascuna società estera.
  • non deve essere superiore all'importo di € 516.465 per operazione.

Le partecipazioni del Fondo devono essere cedute, entro un massimo di otto anni dall'acquisizione e comunque non oltre il limite temporale stabilito nel contratto dell'intervento FINEST. Non sono richieste garanzie reali o personali l'impegno al riacquisto delle partecipazioni a valere sulla disponibilità del Fondo.

La domanda di agevolazione deve essere rivolta direttamente alla FINEST, allegando al modulo di domanda la documentazione indicata.

3.2.4 FONDO JUGOSLAVIA DECRETO MAP N. 397/03; DECRETO MAP N. 442/04; DECRETO MAP N. 466/04; DECRETO MAP N. 504/05.

E' un fondo rotativo che sostiene gli investimenti delle imprese italiane attraverso l'acquisizione da parte della Simest e, nelle aree del Triveneto da parte della Finest, in nome e per conto del Ministero del Commercio Internazionale, di quote del capitale di rischio in società costituite o da costituire nei seguenti Paesi: Serbia, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Bulgaria, Romania, Montenegro, Albania e Croazia.

Questo fondo è anch'esso un intervento supplementare alle azioni della SIMEST S.p.a. e della FINEST S.p.a. ai sensi della L. N. 100/90 e/o 19/91.

L'importo stabilito per il fondo jugoslavia è di Euro 40.300.000 al quale possono accedere tutte le imprese italiane con priorità per le PMI.

Le peculiarità dell'intervento di questo fondo sono le stesse del "Fondo Balcani" precedente, tranne che non ha limiti in termini di valore, e anche la sua durata ha il limite di otto anni prorogabile fino ai limiti convenuti nei contratti relativi all'intervento SIMEST e/o FINEST. Non vengono richieste garanzie per l'impegno di riacquisto delle quote partecipate dall'investitore istituzionale.

Le imprese italiane devono esibire la domanda di finanziamento direttamente alla SIMEST e/o FINEST, allegando tutte le documentazione necessarie.

3.2.5 FONDO RUSSIA - UCRAINA DECRETO MAP 13.11.2003, N. 424; DECRETO MAP 24.03.2004, N. 449

E' un fondo rotativo avente lo scopo di sostenere l'acquisto di quote del capitale di rischio in imprese costituite o da costituire nei seguenti Paesi: Federazione Russa, Ucraina, Moldavia, Armenia, Azerbaijan e Georgia. L'acquisizione di questi capitali viene effettuata dalla Simest e, nelle aree del Triveneto dalla Finest, in nome e per conto del Ministero del Commercio Internazionale, a favore degli imprenditori italiani che richiedono, e ottengono, questa tipologia di finanziamento.

L'ammontare del fondo è di € 70.000.000 e ve ne possono usufruire tutte le imprese italiane.

L'intervento del Fondo Russia Ucraina:

  • non permette l'acquisizione di quote di capitale in misura superiore al doppio di quelle detenute dalla SIMEST e/o FINEST;
  • l'importo accreditato dal fondo a un'impresa italiane, sommato a quello della SIMEST e/o FINEST, non deve superare né il limite del 49% del capitale della società estera affiliata, né la quota dell'investimento complessivo che fa capo agli stessi soci italiani;
  • come il "Fondo Jugoslavia" non ha limiti in termini di valore.

Le partecipazioni acquisite a valere sulla disponibilità del Fondo devono essere cedute entro un massimo di 8 anni o entro i limiti diversamente specificati nei contratti relativi al provvedimento SIMEST e/o FINEST. Anche per questo fondo non è richiesta l'assistenza di garanzie reali o personali.

SIMEST e/o FINEST sono i punti di raccolta delle domande per questa tipologia di finanziamento.

3.2.6 FONDO CINA DECRETO MAP N. 423/03; DECRETO MAP N. 429/03; DECRETO MAP N. 441/04; DECRETO MAP 24.10.2005.

E' fondo rotativo, finalizzato a sostenere gli investimenti delle imprese italiane attraverso l'acquisizione di quote del capitale di rischio in società costituite nella Repubblica Popolare Cinese. L'acquisto, come negli altri fondi, è sempre sostenuto da Simest o Finest (per le imprese del Nord Est).

La domanda di finanziamento può essere inoltrata da qualsiasi impresa italiana; il fondo destinato per questo finanziamento ammonta a 50.300.000 euro, di cui una parte è riservata alle operazioni promosse da PMI italiane.

Le caratteristiche di questo intervento sono le stesse del "Fondo Russia - Ucraina" e del "Fondo Jugoslavia" precedente e anche la sua durata è di otto anni prorogabile fino ai limiti stabiliti nei contratti SIMEST e/o FINEST.

Le imprese italiane possono presentare la domanda solo presso la SIMEST, allegando al modulo di domanda la documentazione indicata.

3.2.7 FONDO MEDITERRANEO DECRETO MAP N. 422/03; DECRETO MAP N. 429/03; DECRETO MAP N. 443/04; DECRETO N. 503/05; DECRETO N. 513/05.

Le peculiarità di questo fondo sono identiche ai precedenti tranne che per:

  • le imprese costituitedevono risiedere nei seguenti Paesi: Libano, Siria, Autorità Palestinese, Turchia, Iraq, Marocco, Libia, Tunisia, Algeria, Egitto, Israele, Giordania, i seguenti Paesi confinanti con l'Iraq: Arabia Saudita, Iran e Kuwait (purchè con attività prevalentemente rivolta all'Iraq), tutti i restanti Paesi dell'Africa compresi quelli insulari, i Paesi del Sud - Est Asiatico quali: Maldive, Sri Lanka, India, Indonesia, Malaysia e Thailandia;
  • L'ammontare del fondo è di 54.100.000 euro;
  • Parte del Fondo è riservata alle PMI italiane ed alle imprese aventi sede nel Mezzogiorno o nelle altre aree depresse del Paese.
  • Le imprese italiane devono presentare la domanda di agevolazione direttamente alla SIMEST.

CIETA' STRUMENTALI

3.2.8 SOCIETA' STRUMENTALI

3.2.8.1 ZAO LOCAT LEASING RUSSIA

La Zao Locat Leasing Russia è una società di diritto russo che offre servizi per il leasing finanziario alle imprese russe, soprattutto di dimensioni limitate, nel settore automotive, avvalendosi localmente del network distributivo e commerciale del gruppo Rosno. è stata costituita nel 2004, con il patrocinio del ministero delle Attività Produttive, da una cooperazione bilaterale tra Italia e Federazione Russa - nello specifico da una compagine sociale composta da Oao Rosno (per la Russia), Finest SpA, Locat Spa e il "Fondo Russia" della Simest Spa (per l'Italia) - con l'obiettivo di supportare lo sviluppo dell'imprenditoria italiana nelle esportazioni di beni strumentali (macchine e attrezzature, trasporti ed, in minor misura, beni immobili) verso la regione di Mosca.

La società russa offre i suoi finanziamenti solo a imprese che dimostrano di essere finanziariamente e tecnicamente autosufficienti, ben organizzate e gestita in modo sicuro.

La quota di Finest è pari all'8,33% del capitale sociale corrispondente al valore di 250.000 Euro.

I finanziamenti concessi anticipano il 25% - 30% del valore del bene (dazi doganali compresi) espresso in € o $ su base Euribor maggiorata di uno spread; hanno durata massima di 36-60 mesi con un valore di riscatto dell'1%.

La Zao Locat Leasing Russia dovrà rispettare tutte le leggi e le norme vigenti nella Federazione Russa e proprio da quest'ultima otterrà le licenze, i permessi e i consensi necessari all'esercizio delle sue attività, le quali dovranno essere approvate dai suoi azionisti altrimenti la società russa non potrà né trasferire le sue operazioni di leasing in nuove società, né intraprendere attività diverse da quelle di leasing.

Infine è stato stabilito, per una prudente gestione degli affari, che la suddetta società di leasing abbia una copertura assicurativa sufficientemente adeguata per le sue operazioni.

3.2.8.2 FEDERAZIONE BANCHE CREDITO COOP. FVG

L'intesa tra Finest SpAe la Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Friuli Venezia Giulia sviluppa e sostiene iniziative e servizi a favore di quelle aziende del Friuli Venezia Giulia che vogliono espandere il loro business nei mercati esteri.

3.2.8.3 ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI TRIESTE

La collaborazione tra Finest SpA e l'Associazione degli Industriali di Trieste prevede l'apertura di un ufficio, presso l'Associazione stessa ma gestito da Finest, che offra un servizio gratuito di informazione e consulenza per aiutare le imprese associate a trovare la strategia, a loro più consona, nell'internazionalizzazione del proprio business.

3.2.8.4 ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI UDINE E CONFINDUSTRIA VICENZA

Gli accordi tra Finest SpA e l'Associazione Industriali della Provincia di Udine, e Finest e Confindustria Vicenza, hanno le stesse modalità e finalità della precedente intesa con la differenza che sono rivolti alle imprese associate della Provincia di Udine (nel primo caso) e alle aziende della Provincia di Vicenza (nel secondo caso).

3.2.9 SPRINT E LO SPORTELLO PER L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE

Sprint è lo sportello per l'internazionalizzazione che, con il sostegno delle Camere di Commercio, i finanziamenti erogati dall'Unione Europea, dal Governo italiano e dai singoli Enti locali, ha il compito di fornire consulenza e orientamento, oltre a supporto finanziario e assicurativo, alle imprese italiane indipendentemente dai Paesi nei quali intendono sviluppare le proprie attività.

Gli imprenditori si rivolgo allo sportello sprint per operazioni di esportazione, assistenza tecnica, programmi di espansione commerciale, studi di fattibilità connessi ad operazioni d'investimento ed esportazioni in Paesi extra UE. In tal modo si cerca di incentivare la propensione delle imprese a forme più evolute e competitive di internazionalizzazione e di aumentare l'apertura delle economie regionali ai mercati stranieri.

3.2.9.1 STRUMENTI FINANZIARI

Lo Sportello Sprint di Finest è un privilegiato punto di contatto tra le imprese italiane, che possiedono progetti di sviluppo commerciale e vogliono internazionalizzarsi, e Simest SpA, che gestisce i migliori strumenti finanziari offerti dal Ministero per il Commercio Internazionale.

3.2.9.2 ASSICURAZIONE CREDITO ESTERO

Finest, sempre attraverso lo sportello Sprint, orienta le aziende del Triveneto che cercano i migliori strumenti messi a disposizione dallo Stato italiano e dagli assicuratori privati, dalle banche nazionali ed estere e aiuta ad individuare le soluzioni migliori, in termini di copertura assicurativa e di finanziamento del creditoall'esportazione. Infatti Finest è un importante punto di riferimento del Gruppo SACE(società italiana di assicurazione dei crediti all'esportazione) che si assume in assicurazione i rischi di natura politica, economica e commerciale a cui sono esposti gli investitori italiani e gli esportatori nelle loro operazioni internazionali.Nel campo dell'export finance la finanziaria Finest offre, alle PMI, consulenza e assistenza per la selezione dei migliori prodotti assicurativi e lo smobilizzo del credito.

3.2.9.3 SPRINT FVG

Lo Sprint FVG - Sportello Regionale per l'internazionalizzazione delle imprese del friuli Venezia Giulia - ha lo scopo principale di formare e supportare le imprese interessate a progetti di sviluppo internazionale in tutti i Paesi del mondo. Finest è stato scelto dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia come gestore di questo sportello visto la sua consolidata esperienza sui mercati esteri e in virtù dei rapporti di collaborazione che ha instaurato con Enti operanti da sempre nel campo dell'internazionalizzazione d'impresa, quali: Simest, Camere di Commercio del Friuli Venezia Giulia, Friulia SpA, Gruppo Sace, Ice ed Informest.

3.2.9.4 TRENTINO SPRINT

Trentino Sprint è un consorzio a responsabilità limitata ed è costituito da due soci fondatori: Camera di Trento ed Agenzia per lo Sviluppo del Trentino. Ha lo scopo di offrire consulenza, informazioni e assistenza alle imprese trentine per favorire il loro processo di apertura internazionale. Finest fa dà supporto tecnico a questa società e favorisce l'accesso delle imprese del territorio alle agevolazioni offerte da Simest, Sace e Ice.

3.2.9.5 SPRINT VENETO

Lo Sprint Veneto informa le imprese della Regione Veneto su come accedere, richiedere e utilizzare gli strumenti assicurativi e le agevolazioni finanziarie regionali, nazionali, comunitarie ed internazionali. è composto da due strutture operative: Eurosportello Veneto e Unioncamere Veneto, in cui Finest ricopre il ruolo di soggetto attuatore.

IFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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  • EUROSTAT, "Structural Indicators, ottobre 2001
  • Ferrari S., Guerrieri P., Malerba F., Mariotti S., Palma D. (a cura di), "L'Italia nella competizione tecnologica internazionale", secondo rapporto, Franco Angeli, 1999
  • ICE, L'Italia nell'economia internazionale, Rapporto sul Commercio Estero 2000-2001
  • ICE-ISTAT, Commercio Estero e attività internazionali delle imprese, 2000
  • ISTAT, La situazione del Paese, Rapporto Annuale, anni 1998-2000
  • OCSE, Main Science and Technological Indicators, 1999
  • Zanetti, G., "La competitività del sistema produttivo italiano nella prospettiva europea", in Economia Italiana, n. 2 (maggio-agosto) 2001

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